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Malpensa: la storia di un fallimento

Malpensa rappresenta la storia di un fallimento. Nato senza le necessarie infrastrutture di collegamento e definitivamente affossato dal governo Berlusconi con la vicenda Cai – Alitalia è un aeroporto che oggi va ripensato.

E’ necessario ragionare sulla ripresa e sullo sviluppo dello scalo, in una visione che risponda ai principi della sostenibilità ambientale e sociale e che faccia sistema con la Lombardia e il Paese.

Da questo punto di vista è importante il progetto presentato da Fai e Wwf, che riprende il modello londinese di Heathrow, un modello che prevede maggiore efficienza in sole due piste.
Lì volano 66 milioni di passeggeri all’anno, molti di più dei 17 milioni di Malpensa.

L’esempio londinese dimostra che la realizzazione della terza pista non è necessaria, e quindi controproducente sia per l’impatto negativo che avrebbe sull’ambiente – e stiamo parlando del Parco del Ticino – sia per l’inutilità sostanziale di un atto di “gigantismo” fuori luogo e fuori dal tempo.

Al contrario, mostra che per salvare e rilanciare l’aeroporto occorre, da un lato, scommettere sulla qualità dei servizi e, dall’altro, risolvere i problemi di accessibilità puntando sulle infrastrutture ferroviarie e non su nuove autostrade.

Fondamentale, infine, la questione occupazionale, tuttora aperta. In tal senso, faccio mie due proposte della Cgil che chiedono la quantificazione esatta dei lavoratori in difficoltà, anche nell’indotto, e l’istituzione di un tavolo tecnico regionale che lavori sulle prospettive di ricollocazione e riqualificazione del personale.

1 Comment

  1. Francesco Cavalli 29 giugno 2010 at 19:09 Reply

    Condivido tutto, è inutile costruire sfruttando il territorio e i soldi pubblici senza un progetto di rilancio funzionale!

    Volevo aggiungere una cosa.
    A questo impegno per la salvaguardia dell’ambiente e per la realizzazione di un sistema di infrastrutture sostenibili bisogna affiancare un altro pilastro: dove si va da Malpensa? quanti voli può ospitare? L’operazione Alitalia non solo è stata negativa per Malpensa ma le sarà fatale se non si dividono i destini di Alitalia – un’operazione fatta nel solo interesse dei francesi di AirFrance e dei soliti imprenditori della cordata CAI – da quelli di Malpensa.

    Perché l’occupazione sia salvaguardata e per far si che l’aeroporto serva davvero l’economia milanese bisogna fare di tutto perché si ripristinino rotte intercontinentali magari guardando a est del mondo.. (il declino di quelle interne grazie all’alta velocità ferroviaria e continentali grazie alla presenza di Linate è comunque segnato).

    inoltre bisogna dire che un aeroporto ben collegato via ferro e funzionante a regime risolverebbe (in accoppiata con le low cost a Orio) tutti i problemi di mobilità dei milanesi senza bisogno di Linate, aprendo mille opportunità per la città e per i cittadini..

    Fino a quando i milanesi non comprenderanno che l’amatissimo aeroporto di Linate che è -assieme ad Alitalia – la vera spina nel fianco di Malpensa tutti i collegamenti su ferro che faremmo non garantirebbero comunque successo a Malpensa, ne commerciale ne occupazionale.

    Lo stesso discorso vale in piccolo anche per gli aeroporti di Torino, Genova e Lugano, città che potrebbero servirsi di Malpensa molto di più se i collegamenti la rendessero conveniente (e qui la regione potrebbe avviare un serio ragionamento e degli accordi)..

    Buon lavoro Chiara, è giunta l’ora che anche la sinistra prenda la parola su temi essenziali visto che per il bene comune dovremo influenzare e prendere il governo sulle nostre spalle..

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