Alcuni punti di programma

Abbiamo bisogno di un vera rivoluzione verde! 

Serve un cambio di paradigma, di un grande progetto che consideri il territorio come un bene prezioso e di tutti.

Per questo, insieme a Lombardia Progressista – Sinistra per Gori, ho una proposta forte: crediamo che ci sia bisogno di un assessorato alla Transizione Ecologica, il cui ruolo andrà ben oltre la gestione dei temi strettamente ambientali poiché dovrà agire come coordinamento di tutte le attività della Regione per portare la Lombardia verso una transizione energetica ed ecologica.

In questo modo non solo le politiche urbanistiche, ma anche le attività economiche e produttive si avvieranno insieme verso una diversa concezione dello sviluppo: l’ambiente sarà la “trama” su cui scrivere le regole che disciplinano tutte le attività umane che ospita la rete di interazione tra salute, impresa, lavoro, agricoltura, energia e servizi.

 

 

Una casa non può essere pericolosa.

È evidente come, soprattutto nei centri urbani, vi sia l’esigenza di alloggi a costi più bassi per le categorie svantaggiate. Ma la risposta non può certo essere la deregulation che il centrodestra in Regione si è inventato per mandare queste persone a vivere dentro scantinati insalubri, con problemi di radon, muffe e aerazione e con una irresponsabile sottovalutazione persino dei rischi sismici e idrogeologici. Votando una legge che consente il recupero dei seminterrati in deroga a tutte le norme e alle pianificazioni locali, Lega e alleati hanno prodotto una bruttura urbanistica che crea un ghetto destinato alle fasce più deboli, con un impatto non secondario sui comuni e sull’ambiente.

Noi pensiamo invece che occorra puntare alla qualità del paesaggio, soprattutto in un territorio che è già troppo costruito, come il tanto invenduto sta lì a dimostrare. E soprattutto pensiamo che occorra garantire a ciascuno il fondamentale diritto a un abitare dignitoso, sia attraverso uno stanziamento di bilancio finalmente adeguato per l’edilizia residenziale pubblica, sia con interventi di sostegno a favore di chi non ha i requisiti per accedere a una casa popolare, ma non è nemmeno in grado di sostenere i costi del libero mercato.

 

L’apologia di fascismo è un reato.

In questi tempi bui potrà sembrare il minore dei mali o una questione di dettaglio, eppure ha fatto molto discutere la mozione che ho presentato in Consiglio regionale per la messa al bando dei gadget con immagini fasciste o naziste, la cui presenza nei negozi o nei mercatini è considerata un fatto folkloristico.

Io invece credo si tratti di vera e propria propaganda e che la diffusione di questi oggetti vada bloccata.

Come potete immaginare la mozione è stata bocciata dalla maggioranza a trazione leghista con argomenti beceri. Ma ci sarà presto una seconda volta in un consiglio regionale e, se ci darete fiducia, avrà un segno diverso.

 

L’amore è di tutte e tutti.

Di fronte a un centrodestra che addirittura promette di abolire le unioni civili, noi lavoriamo invece per una Regione che sia in prima linea nella tutela dei diritti e delle libertà di ciascuno.

Il mancato patrocinio del Pirellone al Gay Pride dello scorso giugno è soltanto l’ultimo tassello della politica retriva con cui Lega e alleati guidano la Lombardia. Contro gli omosessuali hanno organizzato convegni insieme ad associazioni oscurantiste che propongono percorsi di riparazione e guarigione, hanno espropriato e illuminato il grattacielo del Consiglio a sostegno del family day, hanno attivato – spendendo ingenti risorse – un call center contro il fantomatico ‘gender’, diventando così voce ufficiale di una visione ideologica e retrograda della famiglia e della scuola.

Con Lombardia Progressista – Sinistra per Gori vogliamo riportare la laicità in Regione, impegnandoci non solo per sostenere un appuntamento importante come il Pride, che è insieme festosa espressione delle diversità e rivendicazione di uguaglianza di fronte alla legge, ma soprattutto per attuare politiche a sostegno delle famiglie, in difesa delle libertà civili e contro qualunque espressione di omofobia.

 
Libertà di scelta anche in campo sanitario

In Lombardia non solo un alto numero di obiettori sulla 194 rende spesso complicato l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza, ma i dati confinano la nostra Regione verso il fondo della classifica anche per la scarsa offerta e quindi per lo scarso utilizzo della Ru486. Perché sono poche le strutture ospedaliere che la propongono come alternativa all’intervento chirurgico, con l’aggravante dell’imposizione di un ricovero di ben tre giorni che spesso scoraggia le donne stesse a un suo impiego.
Nel resto dell’Europa l’aborto farmacologico è una pratica ambulatoriale e altre Regioni italiane, ultima in ordine di tempo il Lazio, ne stanno prevedendo la somministrazione nei consultori. Anche qui occorre cambiare rotta, superando la visione ideologica del centrodestra che in tutti questi anni ha compromesso il diritto all’autodeterminazione delle donne lombarde.
Vanno riviste le linee guida, passando innanzitutto a un regime di day hospital che certamente favorirebbe la Ru486 come possibilità meno invasiva dell’ivg chirurgica. E ragionare anche sulla deospedalizzazione dell’aborto chimico che andrebbe a tutto vantaggio della libera scelta delle donne, oltre a produrre un valore aggiunto per la medicina territoriale.

 

Legalizziamo e rimborsiamo la cannabis terapeutica.

Dalla fine del 2015 un decreto ministeriale ha definito le indicazioni sull’uso terapeutico dei farmaci a base di cannabinoidi demandando alle Regioni la regolamentazione della rimborsabilità. Dal 2016 Regione Lombardia ha riconosciuto il rimborso solo alle terapie somministrate in ospedale.

Numerosi sono stati i tentativi per cambiare questa situazione: da una mia proposta di legge nel 2011 fino a una proposta di iniziativa popolare portata avanti dai Radicali che nel gennaio del 2018 il Consiglio Regionale si è rifiutato di discutere.
Tutto ciò comporta un enorme esborso economico non sempre affrontabile dai malati.

Voglio una Lombardia che non discrimini chi soffre e che consenta il rimborso dei farmaci a base di cannabinoidi anche per i trattamenti domiciliari.

 

Lo studio è un diritto.

Nella Lombardia della millantata eccellenza, i numeri raccontano un’altra storia e dicono che la Regione in questi anni non ha nemmeno saputo garantire il diritto allo studio universitario. Le politiche attuate da Lega e alleati, in un settore che è evidentemente strategico, hanno prodotto continui tagli di risorse, insufficienti così a coprire il 100% degli aventi diritto alle borse. E il tutto in totale mancanza dei necessari criteri di trasparenza sui fondi e sulla loro distribuzione.

Il diritto allo studio universitario ha l’obiettivo di promuovere l’alta formazione anche per chi vive in condizioni economiche svantaggiate. E noi crediamo rappresenti una priorità: la Regione deve saperlo assicurare a tutte le studentesse e a tutti gli studenti lombardi che ne abbiano i requisiti. È un investimento sul futuro dei giovani e, insieme, del territorio, che non può essere ulteriormente pregiudicato dalle scelte miopi cui il centrodestra ci ha abituati in questi anni.

 

Perché rinunciare a quasi 4 milioni di euro?

Dal 2013 Regione Lombardia rinuncia a un introito di almeno 3,7 milioni di euro all’anno da utilizzare per interventi di disinquinamento acustico, preferendo tutelare compagnie aeree e società aeroportuali anziché i cittadini. Noi crediamo che Iresa, la tassa di scopo a carico degli esercenti degli aerei sospesa cinque anni fa dal centrodestra, vada ripristinata.
L’imposta, già applicata in diverse Regioni italiane e dovuta per ogni decollo e atterraggio degli aerei civili da parte delle compagnie esercenti, serve a finanziare sistemi di controllo e diminuzione dell’impatto acustico e gli eventuali indennizzi per chi, vivendo vicino agli scali, subisce quotidiani disagi. Quasi tutti i Paesi europei hanno uno strumento simile destinato alle mitigazioni ambientali. Con l’ulteriore vantaggio che questa tassa, essendo calcolata attraverso un algoritmo di misura delle emissioni, indurrebbe le compagnie a impiegare mezzi nuovi e meno inquinanti.

Insomma, non si faccia più l’interesse dei gestori di voli e aeroporti: riportiamo nelle casse della Regione queste ingenti risorse in grado di dare risposte concrete a un problema che riguarda diversi comuni e migliaia di cittadini lombardi.

 

 

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