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Anche Regione Lombardia corregga la propria manovra economica, a partire dal buono scuola

Di fronte a una manovra economica che compromette i servizi fondamentali per i cittadini, chiedendo sacrifici ai più deboli senza nemmeno portare sviluppo, è necessario, ma non sufficiente, che Formigoni chieda ai suoi colleghi romani di riscrivere la manovra.

Pensiamo che Regione Lombardia debba per prima dare il buon esempio e anch’essa correggere le proprie azioni nel segno dell’equità. Perché non è possibile, per fare un solo concreto esempio, che si spendano quasi 50 milioni di Euro per il 9% degli studenti lombardi, quelli cioè che frequentano istituti privati, mentre sul diritto allo studio per tutti si stanzino risorse ridicole. Si tratta del famoso buono scuola, un contributo pubblico che, da anni, discrimina la maggioranza degli studenti della nostra regione e che peraltro finisce nelle tasche di chi non ne ha bisogno se il 75% dei beneficiari dichiara redditi annui tra i 30 mila e i 198 mila Euro.

E’ inaccettabile in sé, ma a maggior ragione oggi quando pesantissimi tagli si stanno abbattendo sulla scuola primaria, in particolare a Milano, con 148 classi prime trasformate d’ufficio da tempo pieno a 27 ore. Non è il caso di intervenire, almeno ora, per riequilibrare gli stanziamenti regionali sull’istruzione in base alle reali esigenze di tutti gli studenti e di tutte le famiglie?

Poi, sulla manovra, Formigoni non può limitarsi alla “guerra” con Roma. Deve spiegarci – e oggi in Aula non l’ha fatto – come e perché si sia arrivati a questo punto. E come mai in dieci anni quasi consecutivi di governo del centrodestra la spesa pubblica statale sia esplosa. E’ facile dire che ci sono Regioni sprecone, ma che debbano essere i cittadini governati male a pagarne le conseguenze proprio non regge.

Al Pd, invece, consigliamo maggiore prudenza sul tema delle liberalizzazioni, soprattutto in tema di trasporti. Non siamo d’accordo con la proposta di privatizzazione delle Ferrovie Nord poiché non darebbe alcuna garanzia sulla qualità del servizio e comporterebbe un aumento dei costi a carico dei pendolari, già fortemente penalizzati dai tagli.

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