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Arresto Ponzoni: Formigoni nega l’evidenza

Il sistema di potere formigoniano, alla guida di Regione Lombardia da oltre vent’anni, ha prodotto una classe dirigente che non è all’altezza né tantomeno ha lo spessore etico necessario per gestire la delicatissima fase di avvicinamento a Expo 2015.

Torniamo oggi a ribadirlo con forza, dopo che Formigoni, ancora una volta, ha avuto la spudoratezza di sostenere che non esista una questione morale.

Le sue dichiarazioni – tanto nervose da cedere allo stile berlusconiano contro la ‘sinistra giustizialista’ e ‘la stampa che racconta menzogne’ – risultano a dir poco imbarazzanti per come negano l’evidenza.

Il presidente e la sua maggioranza hanno un problema politico enorme, che travalica le responsabilità penali. In troppi configurano situazioni tali da renderli inopportuni. Che un ex-assessore ora consigliere regionale venga arrestato e ci sia da chiedersi per quale dei tanti provvedimenti a suo carico, non è normale per una Regione che voglia considerarsi civile.

E allora non c’è margine di trattativa. Le dimissioni di Ponzoni dall’Ufficio di presidenza del Consiglio non risolvono il punto. Sono il minimo e arrivano con mesi di ritardo. Di fronte a un presidente e a un listino eletti con firme false e a un numero spropositato di consiglieri, assessori, figure di nomina regionale e uomini di potere vicinissimi a Formigoni stesso arrestati, indagati o comunque coinvolti in indagini giudiziarie resta una sola via d’uscita: restituire la parola ai cittadini lombardi. Subito

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