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Basta cemento e asfalto

Ho aderito all’appello di Legambiente contro il consumo di suolo in regione Lombardia.
Legambiente ha infatti raccolto le firme su una proposta di legge di iniziativa elettorale dal titolo “norme per il contenimento del consumo di suolo e la disciplina della compensazione ecologica preventiva” e ha lanciato un appello, rivolto ai candidati alle elezioni regionali, affinché si impegnino, se eletti, a sostenerne l’approvazione nella prossima legislatura.

Ho firmato subito e con convinzione questo appello perché credo che sul nostro territorio, già troppo cementificato, bisogna mettere uno stop deciso. Legambiente ci ricorda che ogni giorno in Lombardia cemento e asfalto divorano 10 ettari di suolo e che capannoni, edifici e infrastrutture hanno coperto un quarto delle terre coltivabili.

Diciamo basta. Il suolo è spazio vitale per noi e per le generazioni future!

3 Comments

  1. Il suolo è spazio vitale, apprezzo e son d’accordo in linea di principio con l’appello di Legambiente, ma mi spaventa l’attitudine integralista, e questo la allontana da me e da molti.
    La questione non credo sia mettere uno stop deciso al cemento in nome di un generico costruire natura. Il territorio viene quotidianamente distrutto piuttosto dalle modalità con cui capannoni, edifici e infrastrutture vengono stesi sulla carta; dalla mentalità miope con cui vengono progettati e da noi usati; dalle oramai distorte valutazioni economiche: processi economicamente più facili e finto efficienti; dalla nostra pigrizia (quando ci sono problemi di congestione che si fa? e noi cittadini che “chiediamo”? nuovi svincoli, mica ribalti radicalmente quelli esistenti con mesi di disagi!).
    La sostenibilità è certo è anche dire “preferisco di no” ma è anche creare un nuovo orizzonte estetico, un’idea di bellezza nascosta dietro l’oramai quotidiana retorica trivializzazione della sostenibilità (anche il più spudorato speculatore la usa), che necessariamente deve passare attraverso la revisione delle nostre attitudini e lamentele. Se poi tutto deve trasformarsi in un continuum di servitù ad uso pubblico (art.5), o in omologazione d’etnico di importazione o peggio autarchico, allora “no grazie”.

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