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Bene il ricorso della Cgil sulle regole regionali per l’edilizia pubblica

case-popolari

Fin dalla sua approvazione in Consiglio, avevamo denunciato che un regolamento in cui la residenzialità determina un terzo dell’indicatore per avere diritto a un alloggio di edilizia popolare non risponde all’emergenza abitativa, ma soltanto alla visione ideologica di Lega e alleati, producendo una discriminazione inaccettabile. Le nuove regole che potevano essere l’occasione per aggiustare il tiro della legge regionale sui servizi abitativi, incapace di affrontare i bisogni reali dei cittadini più svantaggiati, hanno invece confermato la politica miope del centrodestra in Regione in materia di abitare pubblico.

Bene quindi l’iniziativa della Cgil. Quello che occorre è un vero cambio di passo, che riguardi non solo i criteri delle assegnazioni ma l’intero impianto della legge sull’edilizia residenziale pubblica, affinché la casa torni a essere considerata un servizio di welfare. E a tal fine sono necessari stanziamenti certi e adeguati: come abbiamo da tempo sostenuto, almeno l’1% del bilancio regionale va destinato a questo settore. Solo così si potrà dare una risposta efficace alle esigenze abitative delle fasce più deboli, garantendo loro il diritto universale a un tetto dignitoso.

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