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Cambiamo il Paese, davvero

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Anche oggi Michele Serra nella sua Amaca su Repubblica riesce a colpire per la lucidità e il coraggio dei suoi pensieri. Oggi vorrei che lo leggessimo tutti. Perché se vogliamo cambiare davvero il Paese, abolire i privilegi, ridurre i costi delle istituzioni, ridare dignità alla politica, non possiamo non aprire una riflessione anche sul versante che ci suggerisce Serra:

“Io questo Franco Fiorito lo conosco. E lo conoscete anche voi. Lo abbiamo visto dietro il bancone di un bar. Alla guida di un autobus. Alla cassa di una pescheria. In cosa all’ufficio postale. E’ un normotipo popolare italiano. Franco Fiorito, “er federale de Anagni”, è uno di noi.
La parola “casta” è perlomeno fuorviante. Lascia intendere che esista un ceto parassitario alieno alla brava gente che lavora, quasi una cricca di invasori. Purtroppo non è così. Tra casta e popolo c’è osmosi, e un continuo, costante passaggio di conegne. Fiorito non nasce ricco e non nasce potente. Fiorito è un prodotto della democrazia. Molti italiani che oggi sbraitano contro la casta, ove ne facessero parte, sarebbero identici a Franco Fiorito, per il emplice fatto che sono identici a Franco Fiorito anche adesso. Non si cambia un Paese se non si cambia il suo popolo, non miglira un paese se non migliorano le persone, la loro cultura, le loro ambizioni. Il mito della “democrazia diretta” non mi cattura perché non tiene conto di un micidiale dettaglio: se a decidere direttamente chi dovrà rappresentarli sono i Franco Fiorito, elegeranno in eterno Franco Fiorito”

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