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Altro che costi della politica, da Zamponi un attacco alla rappresentanza democratica.

Calpestare i principi della rappresentanza elettiva e della sovranità popolare per una ripicca politica (e forse anche un po’ personale), cavalcando del tutto strumentalmente l’onda dei costi della politica.

E’ quanto ha provato a fare il capogruppo dell’Italia dei Valori Stefano Zamponi in un inedito ticket con il presidente del consiglio Davide Boni il quale, di questo suo progetto di legge, è stato persino relatore in Aula, contro il parere della Lega, venendo meno al ruolo di tutela di tutti i consiglieri che gli dovrebbe essere proprio.

Perché il provvedimento era un esplicito attacco ai piccoli Gruppi, quelli composti da uno o due consiglieri. Che Zamponi – unico rappresentante Idv nella scorsa legislatura ma ora forte di tre esponenti – vorrebbe abolire, nonostante siano espressione del voto dei cittadini lombardi.

Una proposta sbagliata nel merito e nel metodo, che il resto dell’Aula ha respinto compattamente. Un conto è aprire un ragionamento complessivo sui modi più efficaci per dare voce dentro l’istituzione alla pluralità e alla complessità del corpo elettorale, tutt’altro conto è partorire una legge che fa a pezzi un fondamento della democrazia facendosi impropriamente scudo del tema caldissimo degli sprechi.

Comunque, non possiamo infine non rilevare come suoni politicamente paradossale che, nel giorno delle difficoltà interne alla maggioranza, Zamponi si preoccupi invece di attaccare Sel. Proprio lui che, guarda a caso avvocato, non ha sostenuto la nostra proposta di fissare l’incompatibilità della libera professione con l’incarico istituzionale. A proposito della lotta ai privilegi della politica. E dell’ipocrisia di certe posizioni.

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