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Cie Corelli: non stupiscono i cinque tentati suicidi, nel centro condizioni disumane

Chiara Cremonesi (consigliera regionale Sel) con Arci Milano e Antigone Lombardia dentro le sezioni: “Diritti negati, è peggio di un carcere”

Ci ha molto amareggiati la notizia – che deve quantomeno essere verificata come tale – dei cinque ‘tentati suicidi’, avvenuti sabato nel giro di poche ore, all’interno del Cie di via Corelli. Ma del resto, non ci ha affatto stupiti.

Abbiamo visitato il centro soltanto dieci giorni fa e l’impressione che ne abbiamo ricavato è stata sconvolgente.

A parte il corridoio centrale ripulito per l’occasione, dentro le sezioni, dove peraltro ci hanno lasciato entrare solo dopo lunga discussione, abbiamo riscontrato condizioni igieniche disastrose, bagni senza porte, allagati e sporchi, scarafaggi, fili elettrici a vista. Ci hanno raccontato di cibo di pessima qualità e talvolta scaduto e il vassoio passato sotto i nostri occhi conteneva soltanto una porzione striminzita di riso e mezza coscetta di pollo, mentre i distributori automatici di snack sono spesso guasti o vuoti, proprio come quello che abbiamo visto.

E poi ci hanno riferito delle frequenti perquisizioni della polizia e dei pestaggi a seguito di proteste individuali e collettive. Ma soprattutto ricevere una visita per i detenuti è praticamente un’odissea esattamente come parlare con un ospite di un altro settore. Non c’è alcuna chiarezza sul tipo di servizio legale offerto e – unico Cie in Italia – un’ordinanza del Prefetto del 12 ottobre 2010 ha stabilito “per motivi di ordine pubblico” il sequestro dei cellulari all’ingresso. Comunicare all’esterno diventa così praticamente impossibile, considerato che le schede consegnate dalla Croce Rossa (15 euro all’arrivo) non possono essere utilizzate su apparecchi fissi spesso fuori uso e che il bonus di 5 euro consegnato ogni due giorni li costringe a scegliere tra una telefonata, le sigarette o i biscotti.

Una situazione davvero impressionante. Dentro il Cie di via Corelli si calpesta quotidianamente la dignità di persone che spesso si trovano lì rinchiuse senza aver commesso alcun reato, e comunque in condizioni sicuramente peggiori di un carcere.

Tutto ciò è inaccettabile per un Paese che vuole considerarsi civile. Per quanto ci riguarda, nella convinzione che tali centri debbano essere chiusi, continueremo a vigilare e a spenderci per ottenere maggiore trasparenza e decenza del trattamento. E affinché anche a questi invisibili, ingiustamente rinchiusi dietro quattro mura, siano garantiti i diritti costituzionali

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