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Cie indegni di un paese civile, in via Corelli diritti violati ogni giorno

Un limbo di carcerazione senza regole, dove i diritti umani sono quotidianamente calpestati. E quando i diritti spariscono, non esistono mediazioni possibili: i Cie sono luoghi inumani e la legge che li istituisce è inaccettabile”. Così hanno dichiarato Chiara Cremonesi e Giulio Cavalli, consiglieri regionali di Sel, al termine della visita al Centro di identificazione ed espulsione di via Corelli in occasione della giornata di mobilitazione per il libero accesso ai Cie promossa, tra gli altri, da Articolo 21 e dalla Fnsi.

Come tutte le altre volte – hanno raccontato Cremonesi e Cavalli – abbiamo riscontrato una struttura fatiscente con livelli igienici del tutto insufficienti. Le condizioni di vita all’interno del centro sono peggiori che in qualsiasi carcere della Lombardia. Ed è stupefacente che quasi nessuno sappia come mai si trova rinchiuso, padri di famiglia compresi. Abbiamo incontrato persone con i documenti in mano che si chiedono perché debbano stare dietro le sbarre. In molti denunciano violenze da parte della Polizia. E ultimamente si sono registrati diversi episodi di autolesionismo legati all’applicazione della proroga fino a 18 mesi di reclusione”.

“I Cie – hanno proseguito i due consiglieri di Sel – rappresentano il totale fallimento di una politica per l’immigrazione che ha costruito una discarica sociale e l’ha nascosta agli occhi di giornalisti e associazioni. Percorsi e luoghi indegni di un Paese civile.”.

“Per quanto ci riguarda – hanno concluso Cremonesi e Cavalli – continueremo a tenere alta l’attenzione e a denunciare la sistematica lesione della dignità umana all’interno di questi centri. Dopo la visita di oggi, chiederemo chiarimenti all’Ufficio Immigrazione della Questura su alcuni casi specifici. E soprattutto, verificheremo se l’informazione e l’assistenza legale ai trattenuti, al momento fornite esclusivamente attraverso la Croce Rossa, non siano per questo lesive del diritto costituzionale alla difesa

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