permalink

0

Civico e non

Alcune volte è opportuno attendere, capire cosa succede e solo dopo valutare. Questo per evitare giudizi affrettati e non fare la fine delle banderuole che girano a ogni soffio di vento. Per questo ho atteso alcuni giorni prima di esprimermi su quello che succede in Lombardia.

In questi giorni sono state dette e abbiamo letto tante cose sulle primarie, sul centro sinistra, sui partiti e sul civismo. Tante cose, troppe volte in contraddizione.

Iniziamo perciò da un punto fermo: le primarie si faranno e si faranno grazie anche ai partiti. 

Non credo che i partiti vadano difesi sempre e comunque – la stessa Sel, in cui milito, del resto ha nel proprio statuto la denuncia dell’insufficienza degli attuali partiti –  ma neppure attaccati a prescindere: i partiti, o almeno quelli che ci piacciono, sono civici per loro natura. Nel mood di questi giorni può suonare strano, ma è così.
So di andare controcorrente ma sfido chiunque a sostenere il contrario. Sostenerlo, vorrebbe dire che gli iscritti a un partito vivono in un altro mondo; che non vanno a lavoro ogni giorno, non fanno il bucato, non leggono libri o non vanno al cinema come tutti gli altri cittadini.

Anzi, i partiti e le persone che li compongono sono un esempio (sicuramente non l’unico) dell’essere civico: perché oltre gli interessi privati cercano di guardare agli interessi pubblici, di tutti. Possono ahimè sbagliare, trovare soluzioni errate, ma non per questo sono meno civici di un’associazione, di un circolo o di un salotto buono.

Il punto è questo: lasciare il più possibile la scelta agli iscritti, ai simpatizzanti, in quello che una volta era chiamata la politica diffusa perché è in questo che  si vede pienamente la natura civica dei partiti.  Questa è la vera rivoluzione delle primarie.
Stupisce che coloro che si arrogano il titolo di civici, abbiano cercato di depotenziarne la natura. Stupisce che ciò che si presenta come civico non riconosca l’esser civico delle primarie e l’esser civico dei partiti. Stupisce che invece di parlar della Lombardia che vogliamo si sia ancora a discutere di quello che appare molto come la versione postmoderna del sesso degli angeli.

Lascia un Commento