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EXPO: il gioco delle tre carte sulla Fiera continua

Il Consiglio regionale ha approvato negli scorsi giorni un ordine del giorno, proposto dal Pd e votato poi anche dal centrodestra, che richiama con forza la necessità di affermare nella vicenda dell’Expo la preminenza dell’interesse pubblico. In questo senso, l’odg chiede anche di prendere in considerazione la strada dell’esproprio delle aree necessarie per la realizzazione dell’Expo.

SEL ha votato a favore dell’ordine del giorno per sottolineare l’interesse pubblico come criterio pilota, nel caso dell’Expo e in qualsiasi altra situazione, e sappiamo bene come invece spesso altri interessi prevalgano. Non possiamo però non sottolineare che l’interesse pubblico sarebbe certamente stato meglio tutelato se nel 2000 l’Ente Autonomo Fiera di Milano non fosse stato trasformato in Fondazione, (di fatto proprietaria di quasì il 60% delle aree di cui si discute) cioè in un soggetto di diritto privato, nel cui consiglio di amministrazione siedono peraltro rappresentanti di Comune di Milano, Provincia di Milano e Regione Lombardia.

Rileviamo pertanto la natura “ambigua” di almeno uno dei soggetti privati al centro della vicenda e segnaliamo l’ennesimo frutto della dissennata corsa alle Fondazioni fatta negli scorsi anni: oggi si discute di comprare aree per 200 milioni di euro (o di espropriarle con lo sconto) che erano in gran parte già di proprietà pubblica. Surreale situazione di cui in molti dovrebbero dare conto e che viene invece furbescamente dimenticata in modo bipartisan.

Ci sono altre questioni relative all’Expo e al ruolo della Regione che crediamo giusto precisare. Formigoni ha esultato, ritenendo che l’odg approvato irrobustisca la sua posizione nella interminabile guerra che ha aperto con il sindaco Moratti. Non sappiamo e non ci interessa, anzi, crediamo che la guerra tra le istituzioni, che è guerra interna al centrodestra ed è guerra tra differenti interessi finanziari, sia la causa prima del fatto che l’Expò corre seri rischi di non riuscire a svolgersi a Milano nel 2015 né nell’attuale, pessima, formulazione né nel modo che vorremmo, più leggero, giusto e diffuso.

Le responsabilità stanno tutte nei gruppi dirigenti della politica milanese e nazionale del centrodestra, negli interessi economici e finanziari che lo sostengono e che si sono dimostrati per l’ennesima volta incapaci di perseguire l’interesse generale. E Formigoni non è per nulla estraneo ma parte integrante di questo complesso di responsabilità.

In secondo luogo, e proprio per quanto già detto, non ci sentiamo obbligati a scegliere tra Moratti e Formigoni, che è come dire (forse) tra Tremonti e Berlusconi e non si sa chi altri. Diciamo seccamente che è maturo il tempo in cui se debbano andare, nell’interesse di Milano, anche perché strada facendo si sono sostanzialmente dispersi tema, argomenti e implicazioni dell’Expo. A questo invece vanno richiamati i protagonisti, pubblici e privati: uso delle aree, loro qualità, utilizzo successivo all’Expo, tutto va esaminato, calibrato, deciso in questa chiave.

Va ripreso in esame davvero il progetto di Expo diffusa nella complessiva area urbana e metropolitana. E se così si facesse, si scoprirebbe che il tema delle aree diventa assai meno importante. Formigoni ha aperto ai “privati” la nuova società che ha voluto a tutti i costi creare, facendo finta di occuparsi solo dell’interesse pubblico sulle aree ma garantendo in realtà interessi che temiamo già noti. E dato che i “privati” proprietari delle aree (Fondazione Fiera e Cabassi) in caso di comodato hanno proposto al Comune e alla Provincia di Milano 200 milioni di opere di urbanizzazione, ci chiediamo nel caso di acquisto da parte della Regione Lombardia come intenda Formigoni fare altrettanto. Forse chiamando nella newco, in uno strano gioco dell’oca, proprio i soggetti da cui ha acquistato? Non c’è forse anche il problema degli enormi debiti attuali della Fiera?

L’Expo diffusa richiederebbe, invece, non bocconi pregiati su nuove aree ma l’uso della sede espositiva attuale e una sostanziale distribuzione in tutta l’area urbana: Expo meno fumosa, progetto più gestibile, spreco di aree evitato, edilizia aggiuntiva (e per chi?) evitata.

Queste sono le sfide, per le quali SEL è impegnata, in Consiglio regionale e per le prossime elezioni a Milano: un nuovo sindaco per una nuova politica e, ovviamente, un nuovo, diverso Expo.

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