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Fallito il voto elettronico e per Maroni non c’è plebiscito

Voto

L’assenza di un dato definitivo a oltre sedici ore dalla chiusura delle urne, con presidenti e scrutatori costretti in alcuni seggi fino a notte, decreta il fallimento del voto elettronico, soprattutto alla luce di una macchina elettorale costata ai cittadini lombardi almeno 55 milioni di euro. Ma quel che più conta è il dato politico: il plebiscito che Maroni cercava non si è visto.

Se valutato sulla base dello spropositato investimento comunicativo messo in campo e paragonato al quasi 60% del Veneto, il 38% di affluenza non è un risultato particolarmente significativo per la Lega, che peraltro deve dividerlo non solo con tutto il centrodestra ma anche con il M5s e con gli elettori mobilitati dai sindaci del Pd.

A lasciare senza parole è poi come Maroni continui a fare propaganda anche post voto, tirando di nuovo in ballo il residuo fiscale, mentre sui contenuti veri dell’autonomia si sta all’anno zero. Domani si affronterà per la prima volta un dibattito di merito in Aula, in un percorso che avrebbe potuto fare  a meno di questo referendum: siamo naturalmente pronti a misurarci su un tema che richiede molta serietà con il nostro contributo, tenendo presente il bene della Lombardia e insieme la solidarietà nazionale e quindi rifiutando qualsiasi forzatura demagogica.

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