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Generazione zero Euro

giovani_idee

C’è ancora chi li definisce “bamboccioni” o “sfigati”, ma si sbaglia.

Oggi anche il Censis ci dice che il 60% dei giovani tra i 18 e i 29 anni vive ancora con i genitori. La crisi, la precarietà della vita e del lavoro impediscono spesso di trovare una propria autonomia e si ripiega su situazioni che rappresentano il piombo sulle ali di intere generazioni e quindi del futuro del Paese.

Anche per questo, con forza, stiamo proponendo una legge sul reddito minimo garantito per disoccupati, inoccupati e precariamente occupati.

Sappiamo che non è la panacea di tutti i mali. Sappiamo anche però che, come accade in quasi tutti i Paesi d’Europa, aiuta ad affrontare la precarietà, a riqualificarsi nei periodi in cui non si trova lavoro, a non essere schiavi del mercato del lavoro.

Con la speranza che tutti se ne rendano conto e che non si debbano più sentire premier che, come Monti, affermano che “il posto fisso è monotono e i giovani devono abituarsi a cambiare”.

1 Comment

  1. Giuseppe Maria Greco 20 settembre 2012 at 17:04 Reply

    La precarietà dei giovani investe anche le loro famiglie d’origine. I genitori, magari giunti ormai alla pensione oppure emarginati dal lavoro, rinunciano alle proprie più o meno consistenti sicurezze economiche per aiutare i figli non solo a sopravvivere ma anche ad aprire attività lavorative fornendo loro a titolo gratuito i capitali necessari per l’acquisto di attrezzature. Non mi risulta che esista nessun riconoscimento economico per questi genitori che promuovono positivamente il lavoro dei propri figli senza chiedere nulla alla collettività. Poichè lo Stato riconosce, sotto diverse condizioni, le nuove attività imprenditoriali dei giovani e per questo scopo scopo fornisce loro capitali in modo agevolato, non sarebbe giusto che riconoscesse anche l’investimento fatto dai genitori che promuovono le sue stesse intenzioni, ad esempio agevolandoli sul piano fiscale?

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