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Telefilm Festival troppo hard? E la Minetti?

Regione Lombardia ha tolto il patrocinio al Telefilm Festival di Milano a causa di una frase utilizzata per la presentazione di una serie francese, ‘lacerante ritratto a sfondo porno di una famiglia sull’orlo di una crisi di nervi’.

La questione appare in sé ridicola. Ma sfiora davvero il paradosso che tutto ciò accada nel giorno in cui in Tribunale si chiede il rinvio a giudizio di Nicole Minetti in quanto amministratrice economico-logistica di un ‘sistema strutturato per compiacere il premier e fornire ragazze disponibili a prostituirsi’, sistema che i pm non esitano a definire ‘bordello’.

Senza che mai, da quando la vicenda è iniziata e neanche oggi, nonostante le nostre sollecitazioni, qualcuno dentro la maggioranza si sia preso la briga di chiederle un passo indietro, almeno per rispetto dell’istituzione.

Le parole del Festival incriminate sono state ritenute ‘non conformi alle direttive regionali in merito di comunicazione esterna’. Ci si passi la provocazione: queste imputazioni a carico di un consigliere regionale, peraltro eletto nel listino quindi nei fatti nominato dal Pdl e dal Presidente, forse lo sono?

Sarebbe opportuno infine che non si dimenticasse che mentre Regione Lombardia rifiuta con una motivazione risibile il patrocinio a un evento importante, che è ormai punto di riferimento per Milano, lo ha invece concesso senza remore – come denunciato due settimane fa – a un’iniziativa di Casa Pound, nota associazione di impronta fascista. Circostanza sulla quale il Consiglio ancora aspetta i chiarimenti da parte di Formigoni e dell’assessore Buscemi che finora hanno taciuto.

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