permalink

4

Legge Harlem: per colpire i negozi etnici si limitano concorrenza e sviluppo

Un’altra vergogna della propaganda leghista contro gli immigrati, realizzata con la compiacenza di un Pdl piegato dalle minacce di Bossi a Formigoni, nonostante la rumorosa assenza dell’assessore alla partita per buona parte della seduta.

Il cosiddetto “Harlem” è legge. Una legge pesantemente discriminatoria, contro la quale ci siamo battuti con l’ostruzionismo e che ha sollevato alcuni mal di pancia nella stessa maggioranza perché per colpire gli esercizi commerciali etnici limita di fatto la libertà di concorrenza e lo sviluppo delle attività economiche.

D’ora in avanti, chi sta dietro un bancone dovrà dimostrare di conoscere l’italiano o, in caso contrario, sostenere corso e prova d’esame. Un iter differenziato che evidenzia la volontà di ostacolare alcuni esercenti in particolare. Esattamente come l’opzione assegnata ai Comuni di vietare nuove aperture che comportino addensamenti di negozi extracomunitari in una medesima zona.

Noi pensiamo che le città debbano essere luoghi di integrazione sociale e di convivenza e che le attività commerciali rappresentino in tal senso dei presidi naturali a questioni di ordine pubblico. Negozi aperti, in strade vive e frequentate, sono premessa di maggior sicurezza e coesione.

Qui si fa proprio il contrario: collegando in modo arbitrario degrado urbano e alcune tipologie di esercizi, si costruisce un’operazione strumentale e pericolosa. Che riesce a essere persino antieconomica.

Da Formigoni, in questo delicato e importante settore, ci saremmo aspettati interventi equilibrati e necessari, a partire per esempio da un sostegno al commercio di vicinato. E invece siamo al paradosso, purtroppo già visto, di una Regione che vuole presentarsi come innovativa a livello europeo, ma che partorisce un provvedimento così provinciale e gretto. Oltre che molto razzista

4 Comments

  1. scusa, ma perchè se entro in un negozio etnico non devo poter chiedere all’esercente un prodotto o un servizio IN ITALIANO? Devo parlare tutte le lingue del mondo o magari è meglio che sia l’esercente stesso a parlare un po’ della nostra lingua?
    Ma, soprattutto, come fa qualcuno che non parla italiano ad aprire una attività? Come fa a capire che documentazione serve? Cosa firmare e cosa no?
    Per il resto sono d’accordo con te, ma secondo me è indispensabile che uno che apre una qualsiasi attività in Italia sia in grado di comunicare con gli italiani…

    • Ciao Andrea, posso essere un po’ provocatoria? Ma se in quella situazione ci fosse un vicentino o un cosentino che parla solo il suo dialetto? La questione, alla fine, è che viene posto un atto burocratico ulteriore, unicamente per chi non è italiano.

  2. Ma vi pare!!????Che dopo l’esperienza passata,già più che storicamente assoldata(leggi alla voce fasismo o nazismo!!),lo stesso nostro paese debba ricadere nuovamente:IN QUESTA SPIRALE COSì ESTEROFOBA,CHE TENDE A DISTRUGGERE TUTTO QUANTO,PROPRIO PERCHè NON è NEMMENO CAPACE,DI DARE UNA RISPOSTA,AI VERI PROBLEMI DEL PAESE…???
    Io stesso mi sento,d’altronde…:LARGAMENTE OFFESO DA CODESTA CULTURA COSì RAZZISTA E XENOFOBA,che però può soltanto sedimentare,nelle fasce più deboli ed ignoranti della popolazione!Cioè di coloro che non sarebbero Mai capaci di potersi assumere la responsabilità di legiferare sul paese!Ed invece pretendono di farlo!MA PORCA PALETTA!!

  3. Ora va bene il combattere Formigoni la lega e le sue forme, però bisogna iniziare ad essere obiettivi. Non sei Italiano e va bene, ma vivi in Italia e quindi la lingua italiana per comunicare la devi consocere! La metà degli esercizi commerciali stranieri è composta da un capo che accenna all’italiano e la schiera di schiavilavoratori che non capiscono ne dove sono ne cosa sto dicendo quando parlo. Se avvaliamo questo sistema?
    Perchè se entro in un negozio non riesco a farmi capire e no si riesce acomunicare??Forse perchè siamo primi noi stessi a percepire l’esercizio commerciale straniero come un folclore di cosette da turisti (la chincaglieria cinese, la pita greca, il kebep turco….) ma se l’esercizio commerciale fosse una parafarmacia, uno studio legale, alimentari prenatal ec….ci accontenteremmo di non capire se la nostra richiesta è stata capita???
    Basta con questo buonismo….altrimenti abbiamo già perso

Lascia un Commento