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I diritti nella sanità

194

In Lombardia non solo un alto numero di obiettori sulla 194 rende spesso complicato l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza, ma i dati confinano la nostra Regione verso il fondo della classifica anche per la scarsa offerta e quindi per lo scarso utilizzo della Ru486. Perché sono poche le strutture ospedaliere che la propongono come alternativa all’intervento chirurgico, con l’aggravante dell’imposizione di un ricovero di ben tre giorni che spesso scoraggia le donne stesse a un suo impiego.

Nel resto dell’Europa l’aborto farmacologico è una pratica ambulatoriale e altre Regioni italiane, ultima in ordine di tempo il Lazio, ne stanno prevedendo la somministrazione nei consultori. Anche qui occorre cambiare rotta, superando la visione ideologica del centrodestra che in tutti questi anni ha compromesso il diritto all’autodeterminazione delle donne lombarde.

Vanno riviste le linee guida, passando innanzitutto a un regime di day hospital che certamente favorirebbe la Ru486 come possibilità meno invasiva dell’ivg chirurgica. E ragionare anche sulla deospedalizzazione dell’aborto chimico che andrebbe a tutto vantaggio della libera scelta delle donne, oltre a produrre un valore aggiunto per la medicina territoriale.

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