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I presidi territoriali vanno potenziati, non dismessi

Poli

Regione Lombardia spieghi per quale motivo abbia scelto di chiudere il poliambulatorio milanese di via Ripamonti 20 e come intenda garantire la continuità del servizio pubblico in quella zona, assicurando l’acceso a prestazioni e cure.

Dal prossimo mese verrà a mancare un importante presidio di sanità pubblica, con una compressione dell’offerta e 19 medici specialisti da assegnare ad altri centri. I poliambulatori, da sempre una delle eccellenze milanesi, vivono un momento di forte difficoltà, con il numero di prestazioni erogate drasticamente in calo a oltre un anno da quella riforma sanitaria regionale che paradossalmente avrebbe dovuto valorizzare proprio la salute territoriale. E invece il piano di investimenti della Regione per l’edilizia sanitaria destina ai poliambulatori di Milano soltanto l’1% delle risorse.

Occorre capire se e come sarà ripristinato il servizio sul territorio, perché non possiamo accettare che la chiusura del poliambulatorio costringa i cittadini, soprattutto malati cronici e anziani, a rivolgersi a strutture lontane o agli ospedali. Già pesano i disagi determinati dalle novità sull’assistenza per le malattie croniche, che hanno provocato dure reazioni dei medici di base, oppure dal malfunzionamento del centro unico di prenotazione che rende complicato prenotare visite specialistiche, con tempi di attesa sempre più lunghi. I poliambulatori sono una risorsa preziosa e non possono essere abbandonati a questo lento declino, con nuovi centri privati che spuntano come funghi. I gruppi consiliari in Comune e in Municipio hanno avviato nei mercati e in via Ripamonti una petizione contro la chiusura del presidio che in pochi giorni ha raccolto 800 firme. Regione e Ats rendano note le loro intenzioni, sapendo che le strutture territoriali vanno potenziate, non dismesse.

 
Chiara Cremonesi
Natascia Tosoni

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