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Il Fattore Famiglia è solo Marketing elettorale

Fattore Famiglia

Il fattore famiglia lombardo? Non vengono indicate le modalità di calcolo, non c’è una simulazione che chiarisca l’impatto della misura, si riciclano le stesse risorse di quel reddito di autonomia mai avviato e il tutto dopo una sperimentazione nel 2012 giudicata fallimentare sia per la scarsa adesione che per le ricadute di iniquità sociale. Non credo serva aggiungere altro per capire come si tratti di un provvedimento di marketing elettorale con un titolo efficace da spendere in propaganda, ma di certo inadeguato per aiutare concretamente le famiglie lombarde in difficoltà.

Questa legge non solo introduce un’ulteriore certificazione per i cittadini con un aggravio di burocrazia, ma produce proprio una distorsione nell’accesso a risorse pubbliche. Per esempio, applicare la norma nell’ambito del buono scuola, che nonostante i correttivi di questi ultimi anni continua a elargire contributi ampiamente sproporzionati ai soli studenti delle paritarie, significa aumentare gli aiuti alla stessa piccola fetta di famiglie, non certo sostenere quelle impoverite dalla crisi. Anzi, con il rischio di sottrarre soldi proprio a queste ultime.

E al netto dell’ulteriore tema di propaganda della residenzialità, che Lega e Fdi infilano ovunque, c’è un altro limite evidente: il testo è scritto avendo in testa gli anni Cinquanta. Ma oggi le famiglie, al plurale, sono cambiate, nella loro composizione, nelle loro ambizioni, nei desideri, nei problemi. E la politica non può non tenerne conto.

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