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Il Tar cancella l’ennesimo attacco di Formigoni alla libertà delle donne

Da anni, in tutti i modi, il presidente Formigoni e la sua Giunta provano a mettere paletti all’autodeterminazione delle donne lombarde. Dalla questione della sepoltura dei feti, alla propaganda del diritto alla vita fin dal concepimento, al ricovero obbligatorio per la somministrazione della Ru486 – cosa che non avviene in altre regioni italiane e nella maggior parte dei Paesi europei – questo centrodestra ha sempre tradito un’impostazione confessionale e oscurantista.

In tal senso andavano anche le linee guida per l’interruzione volontaria di gravidanza approvate nel 2008 che fissavano il limite di intervento alla ventiduesima settimana e 3 giorni, risultando peggiorative rispetto alla 194.

Non posso quindi che dirmi soddisfatta della notizia che il Tar le ha annullate, dichiarando illegittima “l’intera disciplina impartita dalla Regione” e sottolineando che un tema tanto sensibile non possa essere normato diversamente sul territorio nazionale.

Viene così riaffermata la competenza esclusiva dello Stato in materia. Per l’ennesima volta, nel tentativo di ostacolare le donne nella loro libera scelta, Formigoni ha voluto utilizzare una discrezionalità che non gli è data. La 194 è legge, non può essere oggetto di interpretazioni parziali e anche chi non la condivide, a partire dal Presidente della Regione Lombardia, è chiamato a rispettarla e a farla rispettare.

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