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Il vero problema è l’obiezione di coscienza

Dopo 34 anni dall’approvazione, gli ostacoli alla piena attuazione della legge 194 e alla realizzazione del suo scopo continuano a essere molti, troppi.

Il problema non sono gli attacchi diretti – l’ultimo quello di ieri attraverso un ricorso ideologico alla Corte Costituzionale – a una legge troppo robusta per subirne le conseguenze ma lo svuotamento di senso nascosto con l’obiezione di coscienza o con i mancati finanziamenti.

Per questo ne discuteremo insieme giovedì 28 giugno, dalle 18 presso il grattacielo Pirelli, in via Filzi 22.

1 Comment

  1. Scusa Chiara, ma cosa c’entra l’obiezione di coscienza?
    Con tutto il rispetto per situazioni complesse, difficili e assolutamente personali, se passiamo un momento dall’approccio politico ad uno più pratico, ti posso assicurare per esperienza diretta e quasi quotidiana, che purtroppo l’interruzione volontaria della gravidanza è molto utilizzata in alternativa a metodi contraccettivi preventivi. Infatti aumenta progressivamente tra le donne straniere. Credo che dovremmo tutti, come società laica e civile, spingere fortemente per incentivare l’uso di una contraccezione sicura e GRATUITA, invece di proseguire una battaglia per l’aborto libero che odora di veterofemminismo, sacrosanto negli anni settanta, un po’ stantio adesso. Abbiamo come Italiani la sfortuna di vivere in uno Stato vaticanizzato, con tutto il male che questo neologismo può esprimere. Abbiamo la sfortuna come persone di vivere un periodo storico e sociale nel quale viene indotto anche dai media un falso bisogno di prestazioni sanitarie inutili, di onnipotenza della medicina come nei telefilm americani, di obbligo al prolungamento della vita anche in situazioni in cui la Natura ha già detto la sua, tutto questo in un clima di sfiducia nella classe medica e in genere nella sanità (e meno male che secondo il Celeste le nostra è la migliore del mondo) che ci impedisce spesso di lasciar morire dignitosamente le persone in fin di vita e senza speranze, mentre dall’altra parte vorrebbe costringerci a eliminare un feto (cosa che io, laico non credente, non posso fare a meno di considerare uccisione di una persona).
    Avrai capito che sono un medico e anche obiettore. Lavoro in un reparto di Rianimazione e lotto quotidianamente per restituire persone alla vita e alle loro famiglie. Non riesco a sentirmi come il “vero problema” della scarsa applicazione della 194.
    Scarsa? Nel 2010 sono state effettuate più di 115000 IVG delle quali più di 30000 in donne che avevano già abortito in precedenza. Perché? Questo è il vero problema che dobbiamo porci. Solo per fare un esempio, l’aborto è più diffuso tra le donne lavoratrici che tra le disoccupate/casalinghe. Perché avere un figlio e lavorare è difficile, perché non ci sono asili nido nelle aziende, perché l’unico modo di “tutelare” la maternità della nostra legislazione è di far rimanere a casa la lavoratrice, ecc. ecc. Vogliamo indignarci per queste cose?
    Perdona il mio sfogo, ma sentire urlare allo scandalo perché in Italia si abortisce poco, quando bisognerebbe urlare perché i diritti all’autodeterminazione della donna siano tutelati anche e soprattutto garantendole la cultura necessaria ad una maternità responsabile, garantendole la possibilità di non concepire a casaccio (=contraccezione gratis anche a chi non la può comperare), garantendole la possibilità di allevare i propri figli continuando a lavorare senza essere penalizzata. Garantendo la donna senza penalizzare quello che viene asetticamente chiamato il “prodotto del concepimento”, suo figlio (e di solito non solo suo).
    Con buona pace di vaticano, preti e benpensanti farisei che hanno la faccia peggio del culo.
    Con molta stima.
    Eduardo Beck

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