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L’Istituto Bertarelli racconta

Senza scuola non c’è futuro.
È sempre più necessaria una formazione permanente
Ho sentito queste due frasi ripetute così tante volte da avere ormai il sapore del luogo comune. Eppure nessun’altra frase, pronunciata da politico, è così vera e contemporaneamente così disattesa.

La vicenda della “classe mostro” del Bertarelli ce lo ricorda ancora una volta.
A partire dalla soluzione che non vedrà l’arrivo di nuovi professori all’istituto di corso di Porta Romana, per arrivare all’affollamento delle classi (chiunque capisce che 56 alunni in una classe sono troppi e immagino arrivino a comprenderlo perfino Gasparri e Stracquadanio) passando per l’occupazione dell’istituto nei giorni scorsi.

Quanto successo al Bertarelli ci dice molto dell’istruzione pubblica italiana: innanzitutto perché è un istituto scolastico della ricca e centrale Milano e non un istituto periferico del povero sud-Italia e ciò ci mette al riparo da qualsiasi tentazione, molto leghista, di scaricare la responsabilità su altro al di fuori delle scelte politiche.

Ci dice di un’impostazione dell’istruzione che non prevede, se non in maniera marginale, forme di coesistenza con il lavoro.
Ci dice di strutture e personale insufficienti; di alunni con voglia di studiare che non vengono messi nelle condizioni di farlo; di personale che sempre più a fatica cerca di mettere delle pezze alle falle di un sistema che viene smontato giorno dopo giorno.

Lo dice, ma non è dato sapere se a Roma qualcuno sta ascoltando.

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