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La burocrazia sabauda

Qualcuno ci aveva detto che il governo Monti avrebbe salvato l’Italia, che avrebbe fatto tutto quello che i politici non erano stati capaci di fare. Quel qualcuno ci aveva detto di lasciar stare la democrazia e di far lavorare i tecnici perché solo loro, in questi momenti, sanno cosa fare.

Ma in cosa questo governo tecnico si differenzia da un qualsiasi “odiatissimo” governo politico e conservatore? Dove sono le innovazioni? Dov’è la panacea di tutti quei mali sbandierata e promessa, a spese della democrazia?

Nulla è stato fatto per voltare l’Italia, per farle guardare il futuro anziché il passato. Nulla per risolvere quello squilibrio ricchi/poveri che, secondo l’Ocse, ci vede quinti al mondo dopo Israele, Turchia, Stati Uniti, Cile e Messico e che è causa, non effetto, della crisi che stiamo vivendo.

È vero, l’Italia era sull’orlo del baratro. Ma le scelte del Governo Monti sono le uniche possibili? Davvero ci si vuol far intendere che continuare a scaricare sul lavoro (e i lavoratori dunque) i costi della crisi è l’unica strada possibile? Davvero ci si vuol far intendere che l’unica possibilità di questo governo, come di un qualsiasi governo Berlusconi, è scaricare le responsabilità dei forti sui deboli?

Il sospetto, che inizia a essere molto più di un sospetto, è che non si sia di fronte a un governo della tecnica ma molto più semplicemente a un governo della burocrazia. E si sa la burocrazia fa il proprio compito con approssimazione, applica la ricetta più semplice ma meno efficace.

La riforma del lavoro del Ministro Fornero ne è la cartina di tornasole. Si sarebbe potuto pensare a un nuovo modo di concepire il lavoro, basato sulla centralità della formazione e della qualità del lavoro, e quindi sui diritti, (la strada efficace) ma si è preferito continuare sulla strada (la strada semplice) della deregulation all’italiana.

Fa bene quindi oggi la CGIL a scendere in piazza, e a chiedere che si scelga la strada efficace e non si accetti la strada semplice

Insomma per dirla alla Guzzanti “non abbiamo fatto la fine della Grecia, non abbiamo fatto la fine del Portogallo e dell’Irlanda, speriamo di non fare la fine dell’Italia.”

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