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La legalità e il carcere illegale

È stucchevole come il problema delle carceri venga affrontato, in maniera strumentale, solo quando a rischiare di finirci è il potente di turno, sia esso il ministro, il deputato o il faccendiere di turno.
È stucchevole che ci si indigni (giustamente) per quello che succede nelle nostre carceri in Afghanistan ma non per quello che succedere nelle carceri italiane.

Eppure i dati forniti oggi dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e aggiornati al 30 settembre dicono chiaramente che il problema del sovraffollamento delle carceri è giunto ormai a un livello intollerabile.

I detenuti presenti negli istituti penitenziari al 30 settembre sono 67.428 a fronte di una capienza massima di 45.817, ossia con con un sforamento di oltre il 50% della capacità detentiva.

Nella civile e umana Lombardia di Formigoni la percentuale di sforamento sale a quasi il 90%, con 9.559 detenuti a fronte di una capienza di 5.692.

Si dirà, in una situazione di crisi come quella attuale le carceri non sono una priorità.
È la risposta semplice, che viene dalla pancia ma come spesso accade le cose semplici sono anche quelle più problematiche.
Le carceri sono il luogo in cui una persona che ha compiuto un crimine può diventare un criminale abituale/recidivo oppure iniziare un percorso di recupero.
Le carceri, insomma, sono il primo luogo dove si combatte la criminalità, impedendo che un criminale consolidi la propria attività criminale divenendo abituale e recidivo

Non sono un’economista e quindi non so dirvi esattamente quanto questa situazione pesi sul Pil italiano, ma sicuramente in una situazione di crisi non è auspicabile non affrontare la questione della diminuzione della criminalità.

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