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La leggi sui parchi si arena in Consiglio regionale

La legge di modifica dei parchi che, con il pretesto di rivederne gli aspetti gestionali, inseriva smagliature pericolose al sistema delle tutele, si è arenata in Consiglio.
Dopo che la maggioranza è andata sotto sul voto segreto di uno dei quasi cento emendamenti presentati dalle opposizioni, il testo è stato rinviato all’esame della Commissione.

Una buona notizia. Per un verso quanto successo porta allo scoperto le profonde incrinature tra Pdl e Lega. Ma soprattutto perché quello che oggi era in gioco era quale Lombardia lasciare alle future generazioni: già ora le aree verdi protette rappresentano nella nostra regione soltanto il 20% di un territorio interessato negli anni da un elevato consumo di suolo e le nuove deroghe per opere pubbliche di interesse regionale insieme alla possibilità di rivedere i confini dei Parchi avrebbero aperto la strada a ulteriori edificazioni.

La vigente normativa in materia, ottima ma vecchia di quasi trent’anni, va indubbiamente aggiornata. Occorrono, però, una discussione di ampio respiro e, soprattutto, una legge ad hoc.
Mentre infilare aspetti di merito in un testo che si occupa di governance sa francamente di operazione un po’ sotto traccia e improvvisata per rispondere agli interessi del cemento.

Mi auspico che quanto accaduto oggi in Aula porti il centrodestra a più miti consigli: innanzitutto raccogliendo gli appelli contro questa legge lanciati dal Fai con la voce autorevole di Giulia Maria Crespi, dal Wwf, da Legambiente, dalle associazioni ambientaliste. Nonché da molti Parchi.

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