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La Lombardia nega medico e cure di base ai richiedenti asilo

Richiedenti Asilo

Dalle segnalazioni di operatori delle strutture di accoglienza emerge che, contrariamente a quanto disposto dalle leggi, i richiedenti asilo in Lombardia non possano accedere al medico di base né effettuare esami e visite se non attraverso il pronto soccorso. Una mancanza che non solo viola i loro diritti, ma che può produrre anche un problema di salute pubblica e un ulteriore intasamento dei presidi di emergenza e urgenza. Vorremmo quindi capire perché le Ats non li iscrivano, come da procedura segnalata dalla Prefettura, al Servizio sanitario nazionale con copertura completa e quali misure la Regione intenda mettere in atto per porvi rimedio.

Ad oggi solo a Milano sono presenti tra i 1500 e i 2000 rifugiati. Nel momento in cui una persona formalizza l’istanza di riconoscimento di protezione internazionale acquisisce la residenza sul territorio del comune ospitante e ottiene un permesso di soggiorno provvisorio con il quale si può procedere al suo inserimento nel Ssn con scelta del medico, attraverso il rilascio di un codice fiscale. Ma qualcosa non funziona visto che nei centri di accoglienza temporanei i richiedenti asilo possono attualmente curarsi solo accedendo al pronto soccorso.

Stiamo parlando di minori non accompagnati, di donne incinte, neonati, anziani, malati cronici, traumatizzati fisici e psichici. Ben si capisce quindi come questo generi situazioni gravi: per esempio, e ci riferiamo a casi concreti, donne private dei controlli di routine durante la gravidanza con i rischi che ne conseguono, niente vaccinazioni per i più piccoli, niente cure continuative per i feriti da armi, bambini con patologie che potevano essere prevenute o addirittura evitate.

Dalla Regione ci aspettiamo un intervento tempestivo. La legge parla chiaro, occorre sbloccare un meccanismo che appare inceppato. Non si può negare a queste persone il diritto fondamentale di curarsi. E, d’altra parte, non si può neppure cavalcare lo spauracchio dell’allarme sanitario a sproposito, quando fa comodo per la propaganda, senza poi attuare concretamente le misure minime di prevenzione a tutela della salute collettiva laddove servano.

 

Qui puoi leggere l’interrogazione

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