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La “mitigazione Crisi Idriche” è un provvedimento vuoto

secca

Con le nuove norme per la mitigazione degli effetti delle crisi idriche nel settore agricolo approvate oggi in Aula il centrodestra risponde a un’emergenza ben diversa dalla crisi idrica, un’emergenza che si chiama campagna elettorale. Al problema peraltro avanzato da un pezzetto piccolissimo del territorio si offre una proposta vuota e senza visione, che certamente non affronta la grande sfida dei cambiamenti climatici né della mancanza di acqua.

Non è trasformando le cave in bacini di stoccaggio delle acque che si risolvono le difficoltà legate all’impoverimento delle falde e dei fiumi. Serve un piano di adattamento ai cambiamenti del clima che riguardi anche l’agricoltura, adeguando pure i premi comunitari Pac ai nuovi modelli di coltivazione compatibili con le mutate condizioni.

E poi occorre recuperare il valore ecologico del suolo, limitandone consumo e cementificazione. L’eccesso di impermeabilizzazioni del terreno porta spesso a convogliare le acque meteoriche addirittura nelle fognature e a farle passare dalla depurazione, impedendo un utilizzo corretto e sensato di una risorsa così importante. Ci vogliono nuove linee di indirizzo e una netta inversione di tendenza. Cose che il provvedimento approvato purtroppo non prende neanche lontanamente in considerazione.

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