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La ‘ndrangheta si riunisce dentro gli ospedali, Pdl e Lega rinviano mozione sulla revoca di Pezzano

Mentre il giudice Gennari, nell’ordinanza di custodia cautelare relativa ai 35 arresti di lunedì, rileva come l’ospedale Galeazzi “sia ridotto a luogo di incontro riservato al servizio della ‘ndrangheta” e come “la conclamata penetrazione della sanità lombarda accada nella sostanziale indifferenza dei vertici amministrativi e politici”, puntualmente Pdl e Lega in Consiglio regionale hanno deciso di rinviare la prevista discussione sulla mozione presentata dalle opposizioni con la richiesta di revoca per Pietrogino Pezzano dalla guida dell’Asl Milano 1.

A luglio, gli inquirenti definirono di “reciproca disponibilità” le relazioni intrattenute con la locale di Desio dall’allora direttore dell’Asl di Monza e Brianza, addirittura promosso dal centrodestra nell’ultima tornata di nomine ai vertici sanitari.

Pensiamo che, indipendentemente e ben prima degli accertamenti giudiziari da parte della magistratura, che dovranno naturalmente fare il proprio corso, la politica non possa sottrarsi al compito di esprimere giudizi di opportunità e valore.

Non è accettabile che, nemmeno di fronte a un’operazione che squarcia ulteriormente il velo sulla pervasività della presenza mafiosa a Milano e in Lombardia, con infiltrazioni così pesanti nella sfera dell’amministrazione pubblica, i vertici politici ai vari livelli non assumano alcuna iniziativa concreta.

Formigoni dichiara che “Regione Lombardia combatte da tempo le organizzazioni criminali, applicando a se stessa e a quelli con cui è in rapporto tutte le leggi”. Ma con quale coraggio lo sostiene, se il Consiglio neanche affronta le questioni riguardanti figure di nomina regionale o addirittura suoi esponenti?

La mafia non si combatte con le parole. È ora che Pdl e Lega si assumano tutte le proprie responsabilità politiche. E anche oggi hanno perso un’occasione per farlo

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