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La sindrome da rassegnazione

Svezia

Ho trovato questa notizia su Wired Italia che mi ha molto colpito anche se arriva da un contesto anni luce distante da quello lombardo. Un contesto quello svedese in cui lo stato sociale é architrave della cultura, dell’economia, della politica. Un contesto in cui le politiche familiari sono strutturali ed efficaci perché rappresentano il vero cardine della società non bonus elettorali una tantum. Un contesto in cui le politiche di accoglienza non sono emergenziali e in cui i rifugiati diventano risorsa e leva di sviluppo economico.

Ecco se in un contesto simile “I bambini colpiti da Sindrome da Rassegnazione crollano sotto il peso di una fatica psicologica eccessiva lunga anni e che sembra non avere mai fine. E di una vita che non trova mai casa.” pensiamo quale precarietá e sofferenza vivono i minori stranieri nel nostro paese. Dove non c’è lo ius soli, dove c’è uno stigma sociale che li rappresenta come “problema” o addirittura “nemici”, dove va per la maggiore il “non sono razzista ma” o l’”aiutamoli a casa (bombardata) loro”.

Penso la politica debba tornare ad alzare lo sguardo oltre il proprio naso e i propri limiti e quindi voglio rilanciare questo articolo (il link nel primo commento) che so essere molto duro. Per dire che l’accoglienza in Lombardia deve uscire dalla logica emergenziale e ripensare i servizi sociali , sanitari ed educativi nel loro insieme per rendere possibile un futuro dignitoso a chi arriva e a chi c’è già, per consentire un modello di convivenza positivo. Non posso che fare riferimento anche al tema della salute mentale di cui ci ricordiamo solo in occasione di qualche caso di cronaca. Il reparto di etnopsichiatria dell’ospedale Niguarda é una cattedrale nel deserto e non puó rimanere il solo.

Servono risorse e progetti perche anche così si fa integrazione, si superano le paure, si costruisce sicurezza diffusa. Perché questa che ci arriva dalla Svezia non é una fake news, “É una storia terribile ma necessaria”

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