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Legge crescita: no alla contrattazione di secondo livello in deroga e al reclutamento locale degli insegnanti

Il progetto di legge per la crescita approvato dalla Giunta regionale è un testo molto complesso che riguarda svariati argomenti e che andrà analizzato nel dettaglio di ogni sua piega. Ma già a caldo è possibile e necessario fare alcune considerazioni, almeno su due punti.

È certamente un passo avanti il fatto che nella versione finale non ci sia più alcun riferimento esplicito all’articolo 18 e all’ipotesi di indennizzo in cambio della rinuncia a far valere i propri diritti se licenziati. Una prima vittoria importante, ascrivibile soprattutto alla Cgil che ha da subito contrastato questo passaggio, denunciandone la gravità.

Resta tuttavia nel nuovo articolato l’insistenza sulle contrattazioni di secondo livello con la possibilità di non meglio precisate deroghe agli accordi nazionali e perciò il rischio concreto che si determinino condizioni contrattuali peggiorative e si costruisca nei fatti un mercato del lavoro al ribasso.

E poi c’è il capitolo della scuola. Il reclutamento degli insegnanti, già a partire dal prossimo anno, attraverso concorsi differenziati promossi dai singoli istituti e i cui criteri saranno stabiliti dalla stessa Giunta rappresenta il tentativo – del resto caro sia al Formigoni fautore della libera scelta sia alla Lega secessionista – di scardinare il sistema di istruzione nazionale. Una proposta che configura evidenti tratti di incostituzionalità e che dà per di più adito a scelte discrezionali in barba alle graduatorie, determinando una sorta di raccomandazione istituzionalizzata.

Nei prossimi giorni il progetto di legge arriverà in Consiglio: saremo pronti a tradurre il nostro netto dissenso su questi punti in emendamenti migliorativi.

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