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Nel no al voto segreto sulla semplificazione c’è tutta la debolezza di Maroni

Impedire il voto segreto sulla semplificazione è un affronto all’Aula e insieme un sintomo di enorme debolezza. In tutta evidenza, Roberto Maroni teme incursioni di franchi tiratori e risultati implacabili che svelerebbero, nero su bianco, le fibrillazioni della sua maggioranza. In molti, dalle parti del centrodestra, si stanno affannando in queste ore ad assicurare a parole l’unità dell’alleanza. Ma invano, perché il rumore delle unghie sui vetri si sente chiarissimo.

La lettera con cui il presidente ha imposto di escludere lo scrutinio non palese apre un vulnus rispetto alla dialettica democratica e a quanto previsto dal regolamento del Consiglio. Un provvedimento omnibus spacciato per semplificazione ma usato dal centrodestra per infilarci di tutto e di più non è certo programma di governo e non può essere trattato come tale, se non in spregio alle norme che dovrebbero disciplinare i lavori d’Aula.

A muovere Maroni è la paura. Lo dimostra anche il fatto di volersi garantire, proprio con l’articolo centrale di questa legge, la via di fuga di elezioni regionali anticipate a ottobre in abbinamento con il referendum per l’autonomia. E fino ad allora, un tirare a campare che i cittadini lombardi non meritano.

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