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No al reclutamento territoriale degli insegnanti.

Formigoni lo aveva annunciato nell’aprile del 2010. Boni lo ha rilanciato lo scorso luglio. E ora pare che davvero Regione Lombardia si appresti a istituire un sistema territoriale di reclutamento degli insegnanti. Tentando di farlo, peraltro, alla chetichella.

Perché la norma in questione non è un provvedimento a sé, ma risulta inserita nelle pieghe della legge per la crescita non ancora ufficialmente depositata in Consiglio, ma già presentata dalla Giunta al Tavolo del Patto per lo sviluppo.

In attesa di leggere il testo integrale del pdl, che nel complesso delle restanti misure ci auguriamo non si limiti a essere l’ennesimo atto di vuota propaganda formigoniana, stigmatizziamo qualsiasi provvedimento finalizzato a favorire – come si legge nella presentazione del documento – ‘una maggiore libertà da parte degli istituti nella individuazione dei docenti’, unendoci alla denuncia della Cgil.

Si tratta infatti di un passo contro la Costituzione, in quanto tenta di scardinare – rispondendo alla duplice esigenza di Formigoni rispetto al rapporto tra scuola pubblica e privata e della Lega nelle sue pulsioni secessioniste – il sistema di istruzione nazionale, che della Carta rappresenta uno dei principi fondanti.

Senza contare che, dietro il paravento del merito e della valorizzazione dei docenti lombardi, si darebbe adito di fatto a scelte discrezionali in barba alle graduatorie, con il rischio di una sorta di raccomandazione istituzionalizzata.

Noi non ci stiamo. L’auspicio è che la norma venga stralciata da subito. In caso contrario saremo impegnati, in Consiglio ma anche fuori, a contrastare con forza un provvedimento anticostituzionale che lede i diritti della scuola, degli studenti e degli insegnanti

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