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Noi sappiamo che i lombardi meritano molto di più

Il mio intervento, ieri in aula per la sfiducia a Formigoni

Siamo finalmente giunti alla discussione della mozione di sfiducia. 
L’atto istituzionalmente più pesante nei confronti di un presidente.

Lo abbiamo fatto perché questa è stata una legislatura segnata, dall’inizio e pesantemente, da vicende – prima ancora che politiche o amministrative – che hanno posto l’attenzione su un grave problema di legalità, di rispetto delle regole, e quindi in ultimo di legittimità della Giunta e del Consiglio Regionale.

Non voglio snocciolare il rosario dei casi giudiziari, delle inchieste sì giornalistiche, ma che hanno messo in luce comportamenti quantomeno inopportuni: ormai li conosciamo tutti perché in questi 2 anni se ne è parlato più che della effettiva inefficacia o incapacità di governo.

Non credo serva, come abbiamo appreso, querelare quotidiani e settimanali, giornalisti che hanno scritto articoli e oppositori che hanno commentato le notizie.
Presidente Formigoni, per ridare credibilità a questa Regione serve ben altro che la museruola alla stampa!

Questa legislatura si è aperta con la vicenda delle firme false per supportare un listino a dir poco discutibile, ex assessori arrestati o indagati per corruzione. Si è addirittura parlato di maledizione dell’ufficio di presidenza. Si sono appurate amicizie inopportune e compromettenti, ombre della ‘ndrangheta e della criminalità organizzata.

Di fronte allo stillicidio di nuovi filoni di inchiesta, che gettano ombre pesanti sulla “sua” Regione, la maggioranza che la sostiene ha voluto minimizzare, parlando di vicende personali, di montature giornalistiche, di macchina del fango.
Vorrei ricordarLe il voto contrario della sua maggioranza lo scorso anno sulle dimissioni del consigliere Ponzoni dall’UDP. Abbiamo dovuto aspettare l’arresto e la surroga con un altro consigliere che è avvenuta oggi. Altro che macchina del fango.

Quanto questo atteggiamento ha contribuito a sminuire e mettere in discussione l’autorevolezza della nostra istituzione, pomposamente chiamata qui la terza
assemblea legislativa d’Italia? 
Quanto ha contribuito anche all’immaginari nazionale di una politica corrotta, diventata casta, asserragliata nei palazzi?
Quanto ha contribuito anche a quel sentimento che erroneamente chiamiamo di antipolitica e che addirittura ha avuto successo nelle ultime elezioni amministrative?

Sentendo molti interventi dei consiglieri di maggioranza, ho pensato alla metafora del pianista sul Titanic: non avete la consapevolezza di ciò che è avvenuto in questi anni!

Ma c’è dell’altro, ugualmente preoccupante.

Gli scandali e le vicende giudiziarie hanno coperto un vuoto di capacità di governo.

Dopo 17 anni, il modello è in crisi, logoro perché evidentemente il sistema di potere messo in campo ha prevaricato la capacità di governo e l’autonomia della politica. Logoro perché non ha saputo affrontare la crisi più nera che ha investito la nostra regione.

Il tanto decantato slogan della libertà di scelta rispetto a scuola, lavoro, sanità si avvizzisce e non ha più senso quando le istituzioni e chi le governa non è in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini. Quando si è rinunciato, ideologicamente, al governo pubblico dei bisogni e delle risposte in tempi di espansione e ora ci si trova tutti con un pugno di mosche in mano.

La crisi di autorevolezza e di legittimità di questa regione si intreccia anche con l’incapacità di gestire una fase così difficile.

E qui davvero potremmo fare molti esempi, non dal pulpito di una opposizione che dice sempre no, ma che ha provato anche a proporre nuovi soluzioni.

Vogliamo parlare del progetto Harlem impugnato dopo pochi mesi?

Vogliamo parlare della legge “7 misure per lo sviluppo”? Un’operazione che sulla scorta dello slogan propagandistico di più sviluppo e più crescita – a costo zero per la Regione peraltro, come se il nulla possa far nascere qualcosa – attraverso la quale si è cercato semplicemente di introdurre nuova precarietà nel mercato del lavoro e di infierire un nuovo colpo sulla scuola pubblica.

Vogliamo parlare del modello sanitario lombardo? Un modello che non solo non è stato in grado di arginare gli illeciti, ma è anche basato su elementi di pressapochismo imbarazzante esemplificato perfettamente dalla vicenda dei ticket sul pronto soccorso e dalla disarmante risposta di non avere studiato i casi epidemiologici.

Vogliamo parlare dei piccoli rimpasti di giunta? Fatti per dare nuovo smalto all’amministrazione, giocati nella lotta delle diverse correnti dei partiti di maggioranza, con un’opinione sprezzante del Presidente Formigoni nei confronti della rappresentanza di genere, proprio qui in Lombardia, dove le donne sono presenti e attive in tutti i settori.

Oggi possono accadere molte cose.

Potete scegliere di votare la mozione di sfiducia. Potete prendere atto di unaprofonda crisi in corso che si è dimostrata palese. Potete rimettere il giudizio nelle mani dei cittadini e dare responsabilmente la possibilità a un nuovo governo regionale. Più autorevole e credibile, di affrontare profondi problemi e nuove sfide.

Al contrario potete anche scegliere di respingere, dimostrare una compattezza di maggioranza fresca di giornata, ma a brevissimo termine perché sarà solo un po’ di fumo negli occhi per i cittadini.  Potete continuare a navigare a vista per altri due anni, con inerzia.

Noi sappiamo che i lombardi meritano molto di più

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