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Nomine sanità: stop alla spartizione

Così le cose non devono andare, dice Formigoni. Sapendo benissimo che invece vanno proprio in questo modo. Le nomine nella sanità lombarda – come non bisogna stancarsi di ripetere – si traducono ogni volta in una palese spartizione di poltrone tra i due partiti della maggioranza, frutto di lunghe trattative e scontri spesso pesanti.

Un metodo sul quale Bresciani è ora uscito allo scoperto: non, come ci si potrebbe aspettare, per denunciarlo. Tutt’altro perché addirittura è arrivato a teorizzarlo come l’unico praticabile, giusto, persino scientifico.

Tutto ciò è grave e inaccettabile. Grave che accada. Grave che l’assessore in persona lo rivendichi come sistema. Grave che il Presidente della Giunta ne prenda le distanze a parole, dopo averlo praticato per anni.

Solo tre settimane fa, durante la discussione del Piano socio-sanitario avevamo avanzato una proposta semplice: due limiti per i direttori generali, relativi al numero di mandati e all’età, oltre all’introduzione di un criterio di scelta fondato su competenza e curriculum.Non mi pare che Formigoni l’avesse in quell’occasione sottoscritta, anzi. L’accoglienza riservata da Pdl e Lega a questa nostra sollecitazione era stata sintomatica proprio di un iter per nulla trasparente e meramente spartitorio.

A questo punto è necessario che l’assessore Bresciani venga a riferire in Commissione. E che soprattutto ci sia, da parte di tutti i protagonisti, a cominciare da lui stesso e da Formigoni, un rigetto condiviso di queste modalità, nelle dichiarazioni ma anche nei fatti. Da parte nostra, diciamo che non è più rinviabile l’impegno a cambiare nettamente le procedure di nomina, introducendo, per esempio, il sistema delle audizioni pubbliche.

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