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Non è più il tempo di ciò che non siamo e di ciò che non vogliamo

E’ tempo di lasciare alle spalle il montaliano “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo” e iniziare a confrontarci con i lombardi su proposte vere e opposte a quelle perseguite fino ad ora da Roberto Formigoni, e dai partiti delle sue diverse maggioranze in questo quasi ventennio.

L’intervista di Maurizio Martina, (puoi leggerla qui) mettendo un punto fermo sulle primarie in Lombardia e facendo un passo avanti rispetto alle dichiarazioni di Bersani di inizio luglio, è indubbiamente apprezzabile così come è apprezzabile il mettere al centro di una nuova politica lombarda la partecipazione dei cittadini.

Tuttavia è necessario mettere a fuoco il progetto ed è necessario che il confronto si apra al più presto, partendo da alcuni punti fissi:

  • la laicità dell’istituzione regionale – a partire dal riconoscimento e l’ampliamento dei diritti di tutti i lombardi senza alcuna discriminazione di credo, sesso, stato civile e inclinazione sessuale;
  • la promozione del servizio pubblico sanitario e non, da non intendere come un peso da ridurre ma come risorsa da cui far ripartire l’economia, innovando e sperimentando;
  • la promozione di una vita culturale, sociale e sportiva che metta al centro la rinascita civile anche al di fuori delle dinamiche di mercato;
  • l’investimento in forme di mobilità dolce e alternative alle grandi infrastrutture stradali;
  • l’utilizzo di Expo come vetrina mondiale e simbolica dei diritti universali – partendo dal Tibet, passando per il Medio Oriente e il nord Africa. 

Il confronto a 360°, invocato da Martina, con tutti coloro che non si riconoscono nell’asse Lega-Pdl fa temere che l’alterità alle politiche attuali venga in secondo piano proprio quando ciò che emerge dalle indagini di questi mesi pone l’attenzione non solo sugli uomini ma proprio sulle quelle politiche ormai in essere da 17 anni.

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