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Sull’autonomia, il Consiglio monitori la trattativa

vig

Con i nostri emendamenti abbiamo superato alcune criticità, eliminando innanzitutto le parti più ideologiche sull’istruzione, impedendo il rischio di una deregulation sulla caccia e migliorando la parte dell’ambiente sui rifiuti e sull’economia circolare. Certo ne permangono altre legate anche ai tempi ristretti in cui l’operazione è stata concepita, in ritardo, dopo un referendum dispendioso che non ha portato alcun valore aggiunto, ma non avendo idee preconcette contro il regionalismo differenziato previsto dalla Costituzione siamo disponibili a verificare un percorso che oggi è solo all’inizio e che difficilmente si chiuderà a breve. Nei prossimi mesi saremo molto attivi nel sollecitare il Consiglio per un costante monitoraggio della trattativa, come la stessa risoluzione prevede: è la garanzia più importante affinché questo lavoro possa mantenere un alto profilo e non essere piegato alla campagna elettorale ormai imminente.

Finora è senz’altro mancato un adeguato coinvolgimento di enti locali e parti sociali e occorrerà porvi rimedio da qui in avanti. Restano poi due necessità che ritengo non sufficientemente considerate: da un lato, una valutazione d’insieme rispetto alle richieste che trasformi un lavoro compilatorio in una riflessione vera sul rischio di dar vita a doppioni anziché di produrre risparmi, dall’altro lo sforzo di comprendere che in alcuni ambiti la soluzione non può essere l’autonomia ma un punto di vista addirittura più allargato, e penso per esempio all’energia o alle infrastrutture che rappresentano oggi una sfida di dimensioni europee.

 

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Astensione in attesa di setire Enti Locali e Sindacati.

Lomb

Sospendiamo il giudizio in attesa di ascoltare anche il parere di Anci e delle parti sociali che, con un iter davvero anomalo, saranno auditi su un testo già licenziato. È una forma di rispetto, anche in considerazione del fatto che il percorso dettato dalla Costituzione prevederebbe invece un coinvolgimento ampio e importante degli enti locali.

Per quanto riguarda il merito del documento, rimangono dal nostro punto di vista diverse criticità a partire dall’istruzione, sia per il previsto reclutamento regionale degli insegnanti che per la disciplina sulla parità scolastica, fino alle grandi reti di trasporto con la competenza sulle infrastrutture strategiche. Ci riserviamo quindi di valutare gli sviluppi da qui al passaggio in Aula, fermo restando che questi punti restano per noi dirimenti

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Se Maroni vuole unanimità, scenda a patti sulle materie

Autostrada

Se Maroni davvero vuole l’unanimità, rinunci a forzare su tutte le 23 materie. Certo siamo disponibili a confrontarci nel merito, ma il nostro è un no integrale almeno su istruzione, energia e grandi reti di comunicazione e trasporto: basta pensare a fallimenti della portata di Pedemontana e Brebemi per capire quanto sia insensata una trattativa su questi aspetti.

Siamo invece favorevoli a ottenere più competenze per esempio sull’ambiente, sui beni culturali, sulla protezione civile e anche sul coordinamento della finanza pubblica. Crediamo però che Palazzo Lombardia non possa esimersi da un approfondimento che al momento ancora manca: porsi cioè il problema di quanto un eventuale passaggio dallo Stato alla Regione produca concretamente in termini di risparmio e razionalizzazione piuttosto che di duplicazione e spreco di risorse umane e finanziarie.

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Regione Lombardia ascolti l’Ispra e sospenda la caccia.

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A fronte dei numerosi incendi ancora attivi in Lombardia, sollecitiamo la Regione, che proprio oggi ha annunciato di voler chiedere lo stato d’emergenza, a modificare il calendario venatorio e sospendere le attività di caccia nei territori interessati dai roghi, come consigliato dall’Ispra e visto il provvedimento analogo adottato dal Piemonte.

 

Già lo scorso agosto, l’istituto per la protezione e la ricerca ambientale aveva invitato le Regioni a limitare le attività venatorie in seguito alle particolari condizioni climatiche di questo 2017 e alla drammatica espansione degli  incendi che, insieme, rappresentano una condizione di rischio per la conservazione della fauna selvatica, con effetti negativi non solo nell’immediato ma anche in termini di riproduzione delle specie.

 

I roghi, probabilmente dolosi, che stanno mangiando centinaia di ettari boschivi tra le province di Varese, Como, Pavia, Lecco e Sondrio, con previsioni meteo che confermano anche per i prossimi giorni uno stato di perdurante siccità, impongono un’attenzione a tutela di animali il cui habitat è fortemente compromesso.

 

A Palazzo Lombardia chiediamo quindi di intervenire su tempi e modalità della caccia, seguendo le indicazioni dell’Ispra che prescrive di limitare le attività non solo nelle aree degli incendi, ma anche in quelle limitrofe, oltre che di attivare monitoraggi delle popolazioni di fauna selvatica per assumere eventuali misure di limitazione del prelievo.

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Ecco la mancanza di visione e idee del centrodestra

Confusione Maroni

Quando il presidente Maroni dice che ‘c’è una pagina bianca da scrivere’ e che ‘la vera partita inizia oggi’ non fa altro che confermare quanto abbiamo sempre sostenuto: il referendum era inutile e adesso sui contenuti si parte da zero perché si è giocato un primo tempo che non ha prodotto nulla se non uno sperpero di denaro pubblico e che ha forse persino indebolito la trattativa allungandone le tempistiche. Oggi avremmo voluto ascoltare qualche suggestione da parte della maggioranza almeno sugli ambiti, perché non vorremmo che la richiesta generica di tutte le 23 materie serva a nascondere l’assenza di un’idea e di una visione per il futuro. Occorre un dibattito serio e noi siamo pronti a confrontarci sul tema a patto che si stia alla larga da ogni demagogia. Se invece sarà il secondo tempo della partita disputata fin qui, lasceremo il centrodestra a giocarselo da solo.

Non credo – ha anche detto la consigliera commentando la relazione di Maroni – si possa rivendicare il voto elettronico come un successo: al di là dell’errore umano e dei problemi tecnici, c’è stata una responsabilità diretta di Regione Lombardia che su questo aspetto ha rimediato una figuraccia. E per quanto riguarda il voto, il 38% non è certo un plebiscito, soprattutto pensando all’ampio arco di forze politiche che hanno sostenuto il sì, all’enormità dei costi e anche alla scorrettezza degli argomenti utilizzati in campagna elettorale, il residuo fiscale, la sicurezza che non rientra tra le materie trattabili, le allusioni più o meno esplicite allo statuto speciale.

Ora serve entrare nel merito, tenendo conto della complessità della nostra regione, messa in luce anche dai risultati del voto molto diversi tra le aree metropolitane e il resto del territorio. Occorre un coinvolgimento degli enti locali che non sia solo di forma ma che stimoli una riflessione vera. E infine si deve evitare che il confronto sul tema dell’autonomia copra le responsabilità di questa maggioranza su competenze che già oggi sono regionali e che però non vengono esercitate con efficacia: una per tutte, la questione dello smog ha bisogno non di una trattativa, ma di investimenti e azioni concrete già ora nelle facoltà di Palazzo Lombardia.

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Fallito il voto elettronico e per Maroni non c’è plebiscito

Voto

L’assenza di un dato definitivo a oltre sedici ore dalla chiusura delle urne, con presidenti e scrutatori costretti in alcuni seggi fino a notte, decreta il fallimento del voto elettronico, soprattutto alla luce di una macchina elettorale costata ai cittadini lombardi almeno 55 milioni di euro. Ma quel che più conta è il dato politico: il plebiscito che Maroni cercava non si è visto.

Se valutato sulla base dello spropositato investimento comunicativo messo in campo e paragonato al quasi 60% del Veneto, il 38% di affluenza non è un risultato particolarmente significativo per la Lega, che peraltro deve dividerlo non solo con tutto il centrodestra ma anche con il M5s e con gli elettori mobilitati dai sindaci del Pd.

A lasciare senza parole è poi come Maroni continui a fare propaganda anche post voto, tirando di nuovo in ballo il residuo fiscale, mentre sui contenuti veri dell’autonomia si sta all’anno zero. Domani si affronterà per la prima volta un dibattito di merito in Aula, in un percorso che avrebbe potuto fare  a meno di questo referendum: siamo naturalmente pronti a misurarci su un tema che richiede molta serietà con il nostro contributo, tenendo presente il bene della Lombardia e insieme la solidarietà nazionale e quindi rifiutando qualsiasi forzatura demagogica.

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Troppe incertezze sulla sicurezza del voto elettronico

Che chi fornisce il software confermi la sicurezza dello stesso, come sostiene oggi il presidente Maroni, non mi sembra affatto una garanzia adeguata. Le criticità emerse in questi giorni rispetto all’affidabilità e alla trasparenza del voto elettronico e sollevate da esperti del settore continuano a non lasciare tranquilli.

Prima l’allarme lanciato dall’Hermes Center sui troppi segreti del sistema, poi la denuncia dell’hacker Matteo Flora, secondo il quale nella giornata di martedì e chissà da quando programmi e materiali rilevanti sono stati accessibili in rete, fanno il paio con una relazione sulla certificazione del software che è stata messa a disposizione del Consiglio soltanto questa settimana, a pochissimi giorni dal referendum, e che comunque omette tutti i dati tecnici necessari per avere un quadro esaustivo sulla reale sicurezza. Senza contare che, di fronte a una situazione così incerta, un minimo riscontro con stampa del voto sarà possibile soltanto su un campione di sezioni molto piccolo

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Paradossale il no del Comune di Milano ai manifesti della Lav

ManLav

Abbiamo appreso che l’Ufficio affissioni del Comune di Milano non ha concesso l’autorizzazione ai manifesti della campagna #bastasparare della Lav. Siccome la motivazione risiederebbe nel fatto che tali manifesti raffigurano immagini troppo cruente, vorremmo ricordare come a essere cruenta sia la caccia, non certo i manifesti che la contrastano. E che si limitano a rappresentare la verità: animali selvatici abbattuti dal colpo di un fucile.

Chiediamo quindi al Comune e al suo ufficio di ritornare sui propri passi rivedendo questa scelta paradossale.

Invitiamo inoltre i cittadini milanesi e lombardi a sostenere la proposta di legge della Lav per l’abolizione della caccia e per la difesa degli animali selvatici da un ‘hobby’ crudele che ne massacra circa 500 milioni all’anno e che spesso costa la vita anche agli uomini.

 

Chiara Cremonesi
Anita Pirovano

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Il referendum è inutile, non è questione di percezione

Maroni

Evidentemente, quel 50% e rotti di cittadini che secondo un sondaggio ritiene il referendum per l’autonomia quantomeno inutile spaventa davvero molto se Maroni arriva a inserire anche nei documenti istituzionali le menzogne della Lega.

Da tempo ormai il centrodestra utilizza nella sua propaganda referendaria l’argomento del residuo fiscale ben sapendo che trattenere 27 miliardi in Lombardia sarebbe impossibile, proprio come il 75% delle tasse sbandierato nella scorsa campagna elettorale e poi, chiaramente, mai visto. Ma che sia la Regione a diffondere falsità dal sito ufficiale a spese dei lombardi è del tutto inaccettabile.

Peraltro è sintomatico come alla questione sollevata dal Pd risponda il segretario della Lega Lombarda Grimoldi. Crediamo che sul punto sia il presidente Maroni a dover dare spiegazioni.

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Inquinamento da Pfas in Lombardia: qui siamo all’anno zero

Pfas

Ad oggi non esiste in Lombardia un monitoraggio dei Pfas da parte di Arpa, se non per uno studio circoscritto realizzato insieme a Uniacque sul Serio. Di più, Arpa nella nostra regione non è nemmeno attrezzata per questo tipo di analisi, tanto che i campioni sono stati inviati all’omonimo ente veneto per l’esame. Insomma, Palazzo Lombardia, con il Ministero, segna un grave ritardo sulle contaminazioni da composti perfluoroalchilici, impiegati nella produzione di teflon e goretex e altamente inquinanti.

L’assessore ha parlato di interventi futuri, ma il punto è che qui attualmente siamo all’anno zero. E la questione non è di poco conto. In Veneto si registra una situazione di altissimo inquinamento con il riscontro di questi composti chimici nel sangue dei quattordicenni. Ma diversi studi evidenziano la presenza di Pfas in vari territori italiani tra cui, appunto, la Lombardia, anche se in concentrazioni minori. Una presenza che richiederebbe quindi adeguato monitoraggio.

Stiamo parlando di sostanze sicuramente cancerogene per gli animali e causa di problemi a livello epatico, ormonale e di colesterolo per l’uomo. Occorre dunque che Regione Lombardia si attivi al più presto per colmare un ritardo inaccettabile a danno della salute pubblica dei suoi cittadini, attrezzando Arpa per le analisi e instaurando collaborazioni, che ad oggi non risultano, con istituzioni già operanti sul campo, come il Cnr.