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Perché continuano a mancare le cure per i richiedenti asilo?

Cure migranti

L’assessore Gallera ha confermato il quadro normativo per le cure ai richiedenti asilo sostenendo che l’iscrizione da parte dell’Ats al Servizio sanitario nazionale viene compiuta con il rilascio di una tessera cartacea e di un codice di esenzione completa, validi per sei mesi. I fatti, invece, raccontano che non è così. Attualmente, i rifugiati ospiti delle strutture Cas e Sprar, come da dettagliate segnalazioni degli operatori, non godono di assistenza continuativa, passano soltanto attraverso il pronto soccorso e pagano le prestazioni. Qualcosa evidentemente non funziona. Occorre capire in quale passaggio la procedura codificata dalle leggi  e avvalorata  dalle parole dell’assessore sia inceppata. La Regione ha il dovere di verificare e venirne a capo, affinché siano al contempo garantiti il diritto alla cura di questepersone e la tutela della salute collettiva.

Ci sono neonati che non hanno avuto nemmeno le vaccinazioni, donne incinte che non hanno potuto eseguire i controlli di routine, traumatizzati fisici e psichici che avrebbero avuto bisogno di essere seguiti nel tempo. Senza contare i tanti bambini, anziani e malati cronici. Va quindi innanzitutto chiarita la questione delle mancate iscrizioni al Ssn.

Ma noi crediamo anche che, contrariamente a quanto ha sostenuto su questo aspetto l’assessore, andrebbe consentita la scelta di un medico di base e, ancor più importante nel caso dei più piccoli, di un pediatra. Solo così si riuscirebbe ad assicurare la continuità delle cure per un periodo, quello di risposta all’istanza di riconoscimento di protezione internazionale, che la realtà ci dice essere quasi sempre ben più lungo dei sei mesi previsti. Del resto lo stesso decreto legislativo, il 142 del 2015, cui anche Gallera ha fatto riferimento, parla chiaro in tal senso.

 

Ritengo quindi che la Regione debba provvedere anche a questo secondo pezzo del problema, evitando così un ulteriore sovraffollamento dei pronto soccorso e soprattutto consentendo a soggetti già particolarmente vulnerabili di ricevere assistenza adeguata”

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