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Piano casa: una deroga generalizzata.

Un Piano casa che crea ulteriore confusione nella normativa urbanistica regionale. Con il paradosso, peraltro, di produrre ben pochi effetti, come già nel 2009, dal punto di vista del millantato rilancio del settore edilizio.

Troviamo innanzitutto inaccettabile il fatto che il recupero e la riqualificazione del tessuto edificato debbano passare da una deroga agli strumenti urbanistici. Inoltre potranno beneficiare dei premi volumetrici anche i Comuni che, ancora oggi, a distanza di sette anni dall’approvazione della legge regionale 12/2005 non si sono dotati di un Piano di governo del territorio, cioè la metà dei Comuni lombardi.

È profondamente sbagliata la logica per cui, attraverso lo scambio di incrementi volumetrici e miglioramenti energetici, si premia indifferentemente sia chi ha attuato politiche virtuose, sia chi ha consumato nuovo suolo e ha reso edificabili zone inizialmente agricole o comunque verdi e non costruite.

In questa prima fase dell’iter due sono le conquiste che possiamo vantare come opposizione: l’obbligo, in caso di utilizzo dei premi volumetrici per realizzare edilizia residenziale pubblica, di mantenere la destinazione d’uso per almeno 15 anni e lo stop alla deregulation totale nella demolizione e successiva ricostruzione degli edifici all’interno dei centri storici con l’imposizione del vincolo di sagoma, come decretato dalla Corte Costituzionale.

La battaglia contro questa pessima legge si sposterà ora in Aula dove presenteremo emendamenti provando a modificarne gli aspetti che più attentano alla tutela del territorio e al rispetto delle normative vigenti

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