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Pugni chiusi

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Il caso dei pugni chiusi dello staff di Bersani (vedi Corriere della sera) è uno dei simboli del provincialismo del nostro Paese.

Nell’articolo, infatti, il giornalista chiede agli interessati se si tratti di un gesto “comunista” sfuggito per troppo impeto al bon ton del pd. Speranza, Giuntella e Moretti si affrettano a giustificarsi dicendo che non c’è nessuna connotazione politica, ma si tratta solamente di un gesto di esultanza e felicità, di un gesto da stadio.

Quanta tristezza.

Possiamo ricordare che il pugno chiuso  nasce come un gesto di solidarietà tra i più deboli e che non appartiene solo al movimento comunista, ma anche a quello socialista, anarchico, pacifista?  Di fatto è un gesto molto politico.

Possiamo anche ricordare che nella storia ci sono stati bellissimi pugni chiusi. Penso ad esempio a quello di Tommie Smith e John Carlos a Città del Messico nel 1968, simbolo del black power e della lotta per i diritti e l’uguaglianza sociale.

Insomma, non c’è da vergognarsi.
Più coraggio ragazzi!

3 Comments

  1. Anche Nelson Mandela nella lotta all’apartheid faceva il pugno. Quindi avrebbe potuto farlo persino Renzi. Ma lì non ci sarebbero stati dubbi sul gesto “non politico”.

  2. Se qualcuno ha paura del pugno chiuso potrà optare per la mano tesa fascista, poi però nessuno garantisce…

  3. Black Power? Cara Chiara, forse era meglio un altro esempio visto il misoginismo di quel movimento, non credi? —-)))

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