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Quel misterioso oggetto chiamato Lombardia Film Commission

Diego Cavallotti, un giovane critico e aderente a Sinistra Ecologia e Libertà, mi sprona a intervenire sull’inefficienza di Lombardia Film Commission. Ecco quello che pensiamo a riguardo:

Al di là delle improbabili discettazioni estetiche esposte dal Ministro per le Infrastrutture Roberto Castelli sull’utilizzo del vernacolo nei film e le improvvide dichiarazioni dell’Assessore alla Cultura del comune di Milano, Massimiliano Finazzer Flory, sulla mappatura delle location, la pianificazione delle attività cinematografiche in territorio lombardo appare come un’irrealizzabile utopia.

Un ulteriore spreco di forze professionali e sociali.

Un altro ambito in cui il centro-destra ha dimostrato la propria miopia politica.

Mentre altre regioni si dotavano di Film Commission efficienti, in grado di coordinare i diversi interventi di valorizzazione delle specificità regionali e di favorire l’incontro tra i produttori italiani e gli investitori stranieri, la giunta Formigoni ha preferito avallare la politica ottocentesca delle grandi opere. Gli slogan pre-elettorali riguardanti la ristrutturazione dell’ex-Manifattura Tabacchi si scontrano con la nuda realtà. Confrontando i dati del 2009, si scopre, infatti, che l’attività della Lombardia Film Commission è paragonabile a circa un quinto di quella della Piemonte Film Commission e che, per quanto concerne le iniziative organizzate, la commission lombarda dimostra di non tenere il passo di uffici emergenti come l’Apulia Film Commission.

Basterebbe, inoltre, analizzare il giro d’affari di una commission virtuosa, la Piemonte Film Commission, per comprendere le possibilità industriali del cinema: un volume di 30 milioni di euro e 700 nuovi posti di lavoro creati in un anno, circa 30 euro ricavati da ogni euro investito.

Per questo motivo, riteniamo fondamentale un piano di rilancio delle politiche cinematografiche il cui fulcro non sia solo la necessità di riqualificare porzioni degradate di territorio, ma la possibilità di integrare questi interventi all’interno di un contesto sociale, economico e culturale governato da un organismo dinamico che sappia coinvolgere agenti del mercato (produttori, distributori ed esercenti), istituzioni e spettatori. Questo deve essere il ruolo della Lombardia Film Commission: altrimenti vi sarà spazio soltanto per operazioni estemporanee, la cui scarsa trasparenza servirà a coprire l’ennesima lottizzazione, l’ennesimo mercimonio ideologico.

2 Comments

  1. lavoro nel campo da annio e quotidianamente devo arrendermi all’evidenza: in questa regione, a milano, non c’è nessun interesse ad incrementare e valorizzare questo settore! E’ giunto il momento di dare risposte alle inefficienze burocratiche (permesssistica in primis) e attraverso meccanismi di incentivazione regionali (tax shelter, tax credit, fondi di investimento) alla produzione/distribuzione dei prodotti audiovisivi!

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