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Scuola e lavoro non sono due priorità della Regione Lombardia

Il piano regionale di sviluppo non presenta alcuna visione strategica e non tiene conto né della crisi né della manovra finanziaria del Governo. Non propone interventi, ma si limita a discutibili dichiarazioni di principio. Ho concentrato la mia attenzione su due temi in particolare. Il lavoro, innanzitutto, con due emendamenti molto concreti. Da un lato ho proposto – come già la Cgil – che fra gli obiettivi della Regione rientrasse l’incremento dell’occupazione buona e stabile, come impegno prioritario e criterio pilota delle politiche di sviluppo. Dall’altro, ho sollecitato garanzie sulla cassa integrazione in deroga e l’impegno della Giunta a rinnovare le intese con il Governo oltre che a verificare un quadro di disponibilità pluriennali per dare continuità a progetti di sostegno al reddito, integrati con azioni di sviluppo, innovazione produttiva e riconversione industriale. La scuola, che oltre a subire tagli pesantissimi, è diventata in queste settimane, nella nostra regione, campo di contesa politica, dalla vicenda dei ‘soli delle alpi’ di Adro, ai corsi di cultura militare, all’ennesima follia leghista. Contro la quota di programmi padani invocata dal Carroccio, ho ribadito che i programmi scolastici devono essere improntati a far apprendere competenze fondamentali a giovani cittadini inseriti in un contesto globale, perché vogliamo una scuola che guardi all’Europa e non a Gemonio. Infine ho chiesto la soppresstione della proposta discriminatoria, sempre targata Lega, di sostenere in via prioritaria gli studenti lombardi nei test di ingresso alle università. Lascia sempre più sgomenti che questa maggioranza si sia dimostrata così miope su una proposta di assoluto buonsenso quale l’impegno a favorire il lavoro a tempo indeterminato, e che Formigoni abbia ceduto, ancora una volta, alla bassa propaganda leghista, con un passaggio sull’università che affossa ogni criterio di merito per regalare credito alla casualità della residenza

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