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Serra e il parbuckling.

Il testo de L’amaca di Michele Serra oggi su Repubblica:
La copertura mediatica ossessiva rischia di rendere indigeribile anche il piu affascinante degli eventi. Sul corpaccio riverso della Costa Concordia erano puntate tante di quelle telecamere da far presagire il piu stucchevole degli show; e di prima mattina, quando dai moli ancora in penombra inviate e inviati dei tigi’ domandavano a incolpevoli ingegneri e inermi periti l’ora esatta del raddrizzamento (chissà, forse in tempo per l’edizione delle 20), veniva voglia di dare le dimissioni dal grande share che andava raccogliendosi attorno al Giglio.
Poi pero’, mano a mano che il relitto guadagnava gradi, e quegli ingegner e quei tecnici di poche parole uscivano dal palinsesto per andare a lavorare, la lenta fatica della nave impacchettata come Gulliver dai lillipuziani, e indotta piano piano a rialzarsi, prendeva il cuore. E si faceva il tifo, si sperava che i lillipuziani ce la facessero, risollevandoci (in parte) dall’ontoso inchino di Schettino. E perfino le telecamere, e quegli altri lillipuziani che le manovrano, verso meta’ pomeriggio mi sono parsi più utili che dannosi; ed e’ sempre più raro che avvenga.

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