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Stop alle delocalizzazioni industriali!

Se un’impresa riceve contributi dalla Regione e a un certo punto decide di delocalizzare o dismettere i propri impianti produttivi, minimo quei soldi li deve restituire. E con tanto di interessi legali.

E’ un principio semplice, che il buon senso vorrebbe persino scontato. Ma oggi, in Lombardia, le cose non stanno così. Un’azienda può attingere a finanziamenti regionali e poi andarsene senza subire alcuna conseguenza, pur creando disoccupazione e difficoltà all’economia di interi territori.

Per questo, durante la scorsa legislatura, i consiglieri Mario Agostinelli, Osvaldo Squassina (Sel) e Francesco Prina (Pd) avevano depositato un progetto di legge che in quattro brevissimi articoli disciplinava la materia, imponendo alle imprese, in caso di trasferimento o di mancato rispetto delle norme sulla sicurezza, la restituzione degli eventuali contributi ricevuti dalla Regione.

E per questo, oggi, nel segno della continuità, ripresento insieme ad altri consiglieri il pdl, convinta che sia più che mai necessario porre un argine alla pratica delle delocalizzazioni e delle dismissioni industriali, responsabile, a partire dagli anni 80, di un pesante impoverimento del tessuto produttivo nell’area metropolitana milanese e in diverse altre zone della regione.

In un momento nel quale facciamo i conti con numeri impressionanti su cassa integrazione e licenziamenti, disincentivare i trasferimenti all’estero di aziende che operano sul nostro territorio ha un valore che traguarda anche la crisi e costituisce il presupposto per il rilancio di una nuova politica industriale in Lombardia.

L’idea di fondo è che la Regione cominci a essere protagonista nel favorire un modello che generi sapere, tecnologia, piena occupazione, una solida struttura produttiva e lavoro buono, senza rinunciare ai principi di solidarietà e uguaglianza sociale e misurandosi con l’orizzonte della sostenibilità.

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