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Una battaglia di civiltà

Oggi gli studenti sono scesi in piazza in oltre 90 città per dare la sveglia al Governo. Domani i lavoratori pubblici e della conoscenza manifesteranno contro i tagli in questo settore.

Cresce la protesta contro questo governo che mentre si trastulla tra feste di compleanno e tunnel di neutrini immaginari, applica tagli feroci alla scuola, all’insegnamento, alla ricerca colpendo nel profondo una delle risorse fondamentali per dare un futuro al nostro Paese e alle sue nuove generazioni.

Lascia sconcertati che le destre, a ogni livello, intervengano pesantemente proprio a danno della formazione, compromettendo il futuro di milioni di studenti e di tutti noi.

E non si dica che non è possibile fare diversamente.
Come sempre, è una questione di scelte.

Il Comune di Milano, per esempio,  nonostante i tagli della manovra finanziaria e il patto di  stabilità che penalizza le risorse destinate alle scuole, ha stanziato oltre 11 milioni per il diritto allo studio.

Regione Lombardia, al contrario, ha addirittura azzerato quel capitolo. Riconfermando in compenso appare chiara, gli 50 milioni di euro del buono scuola.
Qui la scelta di campo, la scelta ideologica, si rende chiara: per sostenere meno del 5% degli studenti – tutti di istituti privati e per la maggior parte con redditi familiari medioalti – si sacrifica il futuro di tutti gli altri 900 mila.

Questi ragazzi e questa ragazze, così come domani i dipendenti pubblici e della conoscenza, hanno ragione da vendere e hanno ragione nell’indignarsi. E’ una battaglia di civiltà, la loro. Cui diamo tutto il nostro sostegno e a cui dobbiamo tutto l’impegno per una nuova stagione politica.

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