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Una donna, due donne, un certo numero di donne

Il tentativo riuscito male di un’operazione di propaganda, per un rimpasto diventato, nella traduzione dagli annunci ai fatti, niente più che un rimpastino. Con alcune invenzioni, qualche conferma e un aspetto preoccupante.

Primo, le invenzioni. Novità significative pari a zero dal punto di vista della presenza femminile in Giunta, che passa da un assessore su sedici a due su sedici, in barba alle ‘tante, tante donne’ promesse nei giorni scorsi da Formigoni.

Dal nulla viene poi creato, e da giorni mediaticamente speso, il Delegato alla Trasparenza, con il compito di vigilare su appalti pubblici, società partecipate e gestione dei rifiuti. Nessun organismo vero di controllo, ma una figura che risponde esclusivamente al Presidente. Con quali garanzie per chi, verrebbe quindi da chiedersi. E poco importa che a ricoprire questo incarico palesemente di facciata sia un magistrato di alto livello.

Secondo, le conferme. Da sempre contestiamo i sottosegretari del Presidente, poiché comportano uno spreco di soldi pubblici per un ruolo di fatto superfluo. La sostituzione di Magnano con Ombretta Colli ne è la dimostrazione. Spariscono con lui l’Attrattività e la promozione del territorio, di cui certo non sentiremo la mancanza, arrivano con lei la Moda e il Design. Nonché le Pari opportunità, delle quali però già si occupa in modo specifico Monica Guarischi. E così, tra doppioni e walzer di deleghe intercambiabili indipendentemente dai contenuti, vediamo finalmente rappresentata in modo plastico l’inutilità dei quattro aiutanti di Formigoni.

Per non dire poi di quell’accento trionfale sugli incarichi diventati da oggi full-time. Un’altra certezza acquisita. Perché in effetti, più di un’inchiesta giudiziaria ci aveva instillato il sospetto che finora gli assessori di Formigoni fossero talvolta in altre faccende affaccendati.

Terzo, la preoccupazione. Ridotte all’osso le deleghe a Rossoni, Valentina Aprea entra in Giunta a occuparsi non solo di cultura, ma anche di formazione e istruzione. Materie che l’hanno vista sottosegretaria per due volte con Berlusconi, nelle stagioni più cupe per la scuola in questo Paese, fautrice di un disegno di legge che voleva trasformare gli istituti scolastici in fondazioni e aprire la gestione del sistema pubblico ai privati. Sappia fin d’ora che ci troverà sulla strada di qualunque esperimento in tal senso a livello regionale.

Infine, un auspicio. Che, almeno, il giro di poltrone non sia prelu

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